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L’Italia che invade i mercati esteri

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A cura di @GiMa e @Lemkin.

Un articolo su Linkiesta in cui, sulla base di dait ICE-ISTAT, si spiega come l’Italia si confermi una delle nazioni più forti nel conquistare i mercati esteri. Il nostro paese rimane allo stesso tempo uno dei più chiusi nell’importazione di beni e materiali dall’estero, andando contro lo stereotipo di paese “invaso dai prodotti stranieri”.

Contrariamente rispetto ad un trend ormai consolidato, soprattutto per quanto riguarda il settore manifatturiero, nel 2016 l’Italia ha visto crescere la sua quota di commercio mondiale. Questo dato si unisce ad altri dati positivi riguardanti lo stato del nostro export, ad esempio il fatto che l’Italia più di altri è riuscita a frenare il calo del valore medio unitario dei beni esportati, indicando un quadro generale in cui l’Italia è tra i Paesi che più si avvantaggia (ed è in grado di avvantaggiarsi) della globalizzazione, senza che però, a causa della struttura del nostro sistema produttivo e degli orientamenti della politica, ci si riesca effettivamente ad accorgere di tali benefici:

C’è un segno più di cui si è parlato poco ultimamente, rispetto alle notizie sulla crescita del Pil migliore del previsto. È il segno più nelle quote di commercio mondiale detenute dal nostro Paese. Non si tratta semplicemente dell’aumento delle esportazioni o del miglioramento dei saldi commerciali, che comunque hanno toccato nuovi record recenti, ma proprio della porzione del commercio mondiale che vede l’italia come protagonista. È una percentuale che era quasi sempre calata a causa di motivi potremmo dire naturali, come il declino demografico rispetto ai Paesi emergenti e l’impetuosa e ineguagliabile crescita economica di questi ultimi. Non solo per l’Italia, ma soprattutto per l’Italia il destino sarebbe stato quello di rappresentare una fetta sempre minore dell’economia e del commercio mondiale, anche nei momenti di crescita. E invece nel 2016 la quota di commercio totale del nostro Paese è passata dal 2,82% al 2,94%. Un incremento che ci riporta su valori non toccati dal 2010 e rappresenta l’aumento maggiore degli ultimi 10 anni.

Immagine da Wikimedia.

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