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Riflessioni sulla panarchia

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Su suggerimento di @Mirror.

Enrico Pitzianti su Gli Stati Generali ed Erik Boni su Dudemag recensiscono una recente raccolta antologica sulla panarchia, “una proposta politica che suggerisce di permettere alle persone di vivere nello stesso territorio facendo parte però di ordinamenti statali differenti”, illustrando peculiarità e criticità di questo sistema politico:

Il punto debole della proposta panarchica potrebbe allora essere inquadrato in un eccesso di positivismo giuridico che è a mio avviso incompatibile col principio libertario del laissez faire. I rapporti giuridici fra individui, in una visione genuinamente liberale, non costituiscono il risultato di una decisione improvvisa ma sono piuttosto l’esito storicamente determinato (in un certo senso “naturale”) di un lungo processo che a un certo punto può essere opportuno mettere su carta, ma senza che questa messa per iscritto li determini. De Puydt scrive nell’epoca in cui la concezione della legge come prodotto della volontà di un sovrano è più forte che mai, e il suo scritto ne risente: invece di immaginare una situazione in cui il monopolio statale viene eroso dal basso egli moltiplica il numero dei Leviatani tramite un generoso fiat, un gesto burocratico.

Immagine da Wikimedia.

 

 

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