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Il dilemma della sicurezza e della difesa comune

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In un articolo per il think tank IARI (Istituto di Analisi delle Relazioni Internazionali) la giornalista Vanessa Ioannou ragiona sull’opportunità e sulla possibilità di dotarsi, a livello europeo, di una infrastruttura di difesa comune, alla luce degli ultimi assestamenti geopolitici.

Il ritiro degli Usa e delle truppe della NATO dall’Afghanistan, con il conseguente scoppio di una nuova e complessa crisi da gestire, e la nascita di AUKUS, la nuova alleanza strategica e militare tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia, che sposta l’asse verso l’area dell’Indo-Pacifico, hanno relegato l’Ue in una posizione marginale, escludendola, di fatto, da processi decisionali importanti all’interno dello scacchiere internazionale. Tali eventi, inevitabilmente, hanno riacceso il dibattito sulla necessità di rafforzare la sovranità europea e di sviluppare l’autonomia strategica.

L’articolo ripercorre la storia dell’integrazione della sicurezza in ambito comunitario: i primi tentativi fin dal 1950, il punto di svolta nel 1993, col trattato di Maastricht e la nascita della PESC (Politica Europea di Sicurezza Comune), autonoma ma coerente con la politica e gli obiettivi NATO, a cui seguirono la creazione di una strategia europea di sicurezza, la nascita dell’Agenzia per la sicurezza e la creazione degli EU Battlegroups, battaglioni militari internazionali di 1500 unità, pensati per missioni di pace. Col Trattato di Lisbona si ha un’ulteriore accelerazione, la nascita della PSDC (Politica di Sicurezza e Difesa Comune) che regola le collaborazioni fra eserciti e il mutuo aiuto e assistenza in caso di attacco; si è affrontato anche il tema dei finanziamenti.

Ora sembra essere arrivato un nuovo punto di svolta:

Josep Borrell e Charles Michel convengono sulla necessità di rafforzare l’autonomia d’azione e la capacità di intervento dell’Ue. D’accordo con questa linea anche Macron, che durante la presidenza francese dell’Ue, nel primo semestre del 2022, intende convocare un vertice sulla difesa comune.

Macron, infatti, vorrebbe accelerare la definizione di una nuova strategia europea per la difesa e vorrebbe che fosse proprio la Francia a guidare l’Ue in questo percorso che la dovrebbe condurre all’autonomia strategica.

Borrell presenterà a breve lo Strategic Compass, il documento che dovrebbe indicare i prossimi passi in questo senso. Tuttavia, parlare di un processo per la completa integrazione sarebbe scorretto e fuorviante:

Il Segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ritiene che l’Ue non sia in grado di difendere da sola l’Europa e dello stesso parere sembra essere anche Ursula von der Leyen, secondo cui la partnership con gli Alleati è fondamentale.

Immagine da Flickr


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