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La capitale europea dei rom

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Il Tascabile pubblica un reportage sulla comunità rom della cittadina di Soroca, in Moldova, le cui abitudini pare non suscitino sentimenti di intolleranza nel resto della società.

Fedeli alla ricerca del “bene effimero della bellezza”, i rom della collina hanno dato alle proprie dimore quel riconoscibile tocco di personalizzazione che contraddistingue il loro tradizionale approccio alla vita. Per i rom il prestigio sociale è tutto, il domani non esiste, si vive solo al presente. Il risultato è un inno al post-moderno, un eclettismo privo di sintesi. Tetti sfavillanti e ville imponenti marcano il paesaggio urbano. Spuntano cupole dorate, merletti e pennoni in ferro zincato, cavalli e leoni scolpiti; ci sono una copia del Capitol Hill di Washington e ben due del teatro Bol’šoj di Mosca. Come in altri luoghi dell’Europa Orientale, la mancanza di una tradizione artistica consolidata e studiata spinge a riformulare i canoni estetici, annacquando i confini tra ciò che è kitsch e ciò che è di tendenza. In un tripudio di ambiziosi abbinamenti di colori, l’ostentazione è considerata un valore, non un disvalore. I turisti che capitano qui e vogliono fotografare queste dimore così peculiari non sono guardati con sospetto. Al contrario, vengono invitati con orgoglio a scattare e riportare a casa un pezzetto dell’inimitabile estetica locale.

Fortezza a parte, infatti, in città non c’è molto da fotografare. Il contrasto visivo tra la collina e il resto della cittadina è prorompente. Dal punto più alto, scrutando Soroca e il lungofiume che accarezza l’abitato, spiccano altri edifici dalle proporzioni ben più ordinarie, grigi e squadrati, e poche case, dal tetto basso. Umili, verrebbe da dire. Il centro città, come in una rappresentazione gotica del Giudizio universale, è la base buia di un triangolo che scintilla al suo vertice.

Immagine da Wikimedia.


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