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Migranti, quello che gli “illuminati” non capiscono

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A cura di @MBfacundo.

Cari politici progressisti, cari intellettuali impegnati, cari manager illuminati, cari prelati, scrittori, cantanti, professori, conduttori televisivi, giornalisti che ogni giorno vi esercitate in accorati appelli a coltivare il senso di umanità, vi siete mai chiesti perché tanti italiani non la pensano come voi?

In un articolo uscito sul Messaggero e ripreso da Fondazione Einaudi, Luca Ricolfi cerca di spiegare le ragioni delle prese di posizione contro l’attuale fenomeno migratorio, e del perché la sinistra stia sbagliando nei toni del confronto (citando la copertina dell’Espresso “Uomini e No”)

Le cause secondo l’articolista sono molteplici, come il considerare che gli interventi di salvataggio a partire da “Mare Nostrum” siano presto diventati incentivo a partenze su mezzi sempre peggiori, trasformando secondo la percezione comune questi interventi in “traghettamenti” in quanto portano in Italia persone raccolte a poche miglia dalla costa libica.
Oppure il fatto che “circa il 60% dei richiedenti asilo, entrano in una sorta di terra di nessuno, senza doveri nè diritti. Nessun organismo riconosce loro il diritto di stare in Italia, ma nessuno organismo (salvo casi eccezionali), è in grado di fargli rispettare il dovere di lasciare l’Italia.” E questo comporta avere circa mezzo milione di stranieri irregolari che spesso finiscono come manovalanza della criminalità organizzata, sia per compiere reati che per lavorare in condizioni di schiavitù.
A questo si aggiunge nella percezione negativa del fenomeno degli immigrati (spesso gli stessi richiedenti asilo), spesso giovani, che chiedono l’elemosina per conto dei loro padroni (un business che a Torino, secondo le forze dell’ordine, a gestito dalla mafia nigeriana).

Tuttavia l’alzarsi dei toni e il distanziarsi delle posizioni sull’immigrazione discende secondo l’autore prima di tutto da ragioni ideologiche:

Accanto al diritto degli individui a fuggire dal loro paese quando la situazione diventa insostenibile, sussiste il diritto degli Stati di proteggere i propri confini e regolare gli ingressi. Questo è il punto che divide l’opinione pubblica.
Una parte di noi ritiene che il diritto degli individui di spostarsi fra gli Stati debba essere sostanzialmente illimitato, e l’accoglienza sia una sorta di imperativo categorico, ciò che separa gli uomini dai non-uomini. Una parte di noi ritiene, invece, che quel diritto abbia dei limiti, e che uno Stato abbia il dovere, oltre che il diritto, di proteggere i propri cittadini. Si può essere per l’utopia cosmopolita o per quella comunitaria, ovviamente.
Ma è triste che ci si debba sentire non-uomini se non si aderisce all’utopia giusta.

Immagine da Pixabay.


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