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Bridget Cleary, rapita dai folletti, uccisa dagli uomini

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“Figliolo, perché sei così spaventato?/Non vedi, papà, che il Re degli Elfi c’è a lato?” scriveva Goethe in una ballata, riadattata e messa in musica da Schubert e dai Rammstein. Nel folklore europeo, era comune la credenza che elfi o folletti, creature magiche che vivevano separati dalla società ma a stretto contatto con essa, rapissero degli esseri umani per portarli nel loro mondo, sostituendoli a volte con dei membri antropomorfi della loro razza. Di solito questo avveniva con dei bambini, e forse era un modo con cui alcune società del passato spiegavano la presenza di bambini autistici o con dei disturbi del neurosviluppo che non erano visibili alla nascita: il vero bambino era scomparso, e quello che adesso tutti vedevano era in realtà un folletto. In casi più rari, tuttavia, i folletti potevano sostituire anche persone adulte; e ancora a fine Ottocento, questa credenza portò alla morte di Bridget Cleary.

Bridget Cleary viveva con suo padre e suo marito Michael nel paesino di Ballyvadlea, vicino a Tipperary, in Irlanda. La coppia era relativamente agiata per gli standard della zona: lui era un bottaio, e lei faceva vestiti (aveva anche una macchina da cucire Singer) e vendeva uova. Nel 1895, mentre Bridget era impegnata in questa attività, fu sorpresa dalla pioggia mentre era in un ringfort, delle rovine che secondo il folklore locale davano accesso al regno dei folletti. Arrivata a casa si ammalò, e i parenti, oltre a chiamare un dottore e il prete per l’estrema unzione, si rivolsero a un uomo della zona che era noto per la sua esperienza con i folletti. La sua diagnosi era che Bridget era stata sostituita, e che per riaverla fosse necessario scacciare il folletto che aveva preso il suo posto.

Bridget fu sottoposta a vari rituali, più o meno violenti, che comprendevano giaculatorie, costringerla a bere una pozione di erbe e latte, o minacciarla con ferri roventi. La situazione a quel punto sembrò risolversi, e la donna guarì, ma qualche giorno dopo un banale incidente domestico convinse il marito che fosse necessario proseguire. Bridget fu buttata a terra, ustionata, in pratica bruciata viva. In seguito il corpo fu seppellito nella brughiera.

Una cappa di omertà circondò all’inizio l’omicidio, e ci volle qualche giorno perché si scoprisse il corpo e si avviasse il processo. Il caso divenne celebre, e assunse presto una valenza politica, in quanto fu usato dalla stampa conservatrice per sottolineare il carattere superstizioso degli Irlandesi, selvaggi ignoranti a cui non era opportuno concedere l’autogoverno. Ci potevano del resto essere altre motivazioni per l’atto: voci di infedeltà, forse vecchie tensioni nella coppia, che non aveva figli e poteva essere oggetto delle malelingue dei vicini. D’altra parte, Micheal Cleary passò le notti successivi al ringfort dove la moglie s’era ammalata, con un coltello in mano, sperando di rivederla su un cavallo bianco spedito dal mondo degli elfi: a quel punto avrebbe tagliato le corde che la tenevano legata al cavallo e avrebbe riavuto sua moglie. Alcuni psicologi hanno suggerito che avesse un caso di sindrome di Capgras, un disturbo psichico che porta a credere che le persone care siano state sostituite da impostori.

Al termine del processo, gli imputati furono condannati per omicidio colposo, ma non volontario, dato che secondo il giudice avevano creduto sinceramente di stare ammazzando un folletto. Micheal Cleary scontò 15 anni di galera, e poi emigrò in Canada. Bridget Cleary fu l’ultima vittima di queste leggende. Ancora oggi, una filastrocca irlandese recita: “Are you a witch or are you a fairy, / Or are you the wife of Michael Cleary?”

Immagine da Wikimedia.


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