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In italiano ci sono moltissime parole ed espressioni che, se usate, “tradiscono” inevitabilmente l’origine di una persona. “Belìn” è una di esse: comprensibile dalle Alpi alla Sicilia come sinonimo di “cazzo” (con cui condivide la stessa ampiezza semantica), ma immediatamente associabile a Genova e alla Liguria. Ma da dove viene una parola così importante e caratteristica?

Una pseudoetimologia diffusa lo indica come un termine di origini antichissime, legata, nel suo significato originario di “pene”, a culti pagani della fecondità: “belìn” sarebbe quindi derivato dal dio celtico Belenos (quello citato spesso su Asterix, per intenderci), adorato anche dagli antichi Liguri. Un’altra origine rimanderebbe invece al dio Baal, che i Fenici, fra un commercio e una razzia, avrebbero trasmesso agli abitanti della regione.

La realtà, come spiega un articolo della Treccani basato principalmente sugli studi del linguista Fiorenzo Toso, è però molto più banale.

Innanzittuto, “belìn” è una parola relativamente recente. Per quanto sia complicato rintracciare attestazioni scritte delle parolacce, è un fatto che, anche in testi che riportano altri termini volgari, “belìn” non sia attestato prima dell’Ottocento. Per la precisione, la parola viene stampata per la prima volta nel 1894, anche se  doveva già essere in uso da un po’ di tempo, dato che il derivato “abbelinòu” si trova attestato già nel 1842. Il termine si diffuse in fretta, e nel 1914 lo si ritrova italianizzato, in un articolo di un giornale della comunità ligure di Buenos Aires. “Belìn” viene anche usato nel tabarchino, la versione del ligure parlata a Carloforte e Calasetta, due paesini della Sardegna che vennero fondati nel XVIII secolo da profughi liguri che erano stati scacciati dalla Tunisia. Questo non significa però che il termine sia così antico, ed è più probabile che sia stato “importato” più recentemente dalla Liguria: infatti il genovese di Bonifacio, in Corsica (rimasto più isolato dalla madrepatria), non lo conosce.

Niente tradizione ininterrotta dai tempi preromani, quindi. Probabilmente, spiega Toso, “belìn” è davvero un eufemismo derivato da “bello”: termini simili, con significati che includono anche “cose frivole” o “giocattoli”, sono infatti attestati in tutta l’area del Nord Italia. La prima attestazione di “bellin” con significato di pene risale a un libro di poesie in astigiano del Rinascimento. Insomma, per quanto sia attraente collegare un elemento così pervasivo dell’identità regionale attuale a un passato remotissimo e semimitico, la realtà è spesso più deludente, belìn!


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