stiamo tranquilli…

Cheese, agosto 2022: under the boardwalk

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Under the Boardwalk”   The Drifters (1964)
Bruce Willis & The Temptation

Oh when the sun beats down and burns the tar up on the roof
And your shoes get so hot you wish your tired feet were fire proof
Under the boardwalk, down by the sea, yeah
On a blanket with my baby is where I’ll be

(Under the boardwalk) out of the sun
(Under the boardwalk) we’ll be havin’ some fun
(Under the boardwalk) people walking above
(Under the boardwalk) we’ll be making love
Under the boardwalk, boardwalk

From the park you hear the happy sound of a carousel
Mm-mm, you can almost taste the hot dogs and French fries they sell
Under the boardwalk, down by the sea
On a blanket with my baby is where I’ll be

 

Agosto: dove vorremmo essere?
Al MARE ovviamente.
“Under the boardwalk, on a blanket with my baby is where I’ll be”.
Così ci scappa pure un omaggio al Bruce Willis cantante, dopo le recenti tristi notizie sulla sua salute.

Ma il mare è anche un soggetto fotografico, che può essere ritratto da punti di vista molto diversi tra loro: il mare dalla barca, il mare sott’acqua, il mare come paesaggio, il mare come luogo di lavoro e di pesca, il mare come inesauribile palcoscenico di street photography che regala spesso scatti pieni di ironia. E molto altro ancora.

Quest’anno ad aprile è stato assegnato a Carlo Borlenghi il premio alla carriera Marincovich riservato a personalità illustri del mondo del mare. Carlo Borlenghi è il fotografo che dai tempi di Azzurra racconta con le sue immagini l’America’s Cup e mille altre regate.

Digital Camera Wolrd segnala che Raphael Fernandez Caballero ha vinto l’ottava edizione del consorso annuale “Underwater Photographer of the Year” (UPOTY) con la sua immagine di squali balena intitolata “Ballando coi giganti della notte”.

E infine, se parliamo del mare come paesaggio, non ci si può dimenticare delle celeberrime marine di Luigi Ghirri.
Qui due articoli che potete leggere su Ghirri e il mare:
Deepsurfing: Il mare sulla soglia del linguaggio
Neomag: Fotografie di estati italiane fatte dal fotografo Luigi Ghirri

E noi?
La portiamo la fotocamera quando andiamo al mare?
Oppure usiamo il nostro telefonino mentre passeggiamo sul lungomare, navighiamo sulle onde, poltriamo sotto l’ombrellone osservando la varia umanità che ci circonda cercando di cogliere aspetti buffi, bellezze al bagno, siparietti simpatici?
E sott’acqua? Abbiamo mai avuto una Nikonos da bravi vecchi fotografi analogici?
Oppure utilizziamo qualche diavoleria moderna per fotografare quel che c’è “In fondo al mar”?

 

Intanto che l’estate scorre via e il tema del viaggio è ancora preminente vorrei condividere con voi le considerazioni su noi viaggiatori con la macchina fotografica al seguito che furono pubblicate anni fa su una rivista di settore piuttosto quotata.

Nel giugno 1978 su “Progresso fotografico” uscì un lungo articolo, a firma del  famoso fotoreporter Mario de Biasi, che analizzava i fotografi in viaggio e quelle che sono le loro “coordinate mentali”. Mi limito a riportarvi la sua personale classificazione, che mi pare ancora attuale e che è in fondo la descrizione di un percorso che più o meno cerchiamo di fare tutti noi appassionati di fotografia, anche se non possiamo certo diventare reporter professionisti.

  • Il cerimoniere
    “E’ il personaggio-viaggiatore che usa il proprio apparecchio per consolidare i momenti tipici di una esperienza vissuta come tappa importante della propria esistenza. … Le fotografie sono scattate senza nessuna preventiva preparazione, affidandosi alle sollecitazioni del momento. Tema dominante è l’esotismo: i soggetti più frequenti sono situazioni che appaiono diverse da quelle che si è abituati a vedere. ” Il cerimoniere dà importanza alla cronologia e fotografa molto spesso i suoi compagni di viaggio, organizza album fotografici che ricordino la sua esperienza.
  • Il turista organizzato
    “E’ colui che parte con l’intenzione di portare a casa il paese che ha visitato. Tratto caratteristico di questo tipo di fotografia è il suo valore esclusivamente documentario: la preoccupazione principale è quella della buona resa tecnica che favorisce una prima lettura. Mentre è difficile ritrovarvi un uso intenzionale di accorgimenti espressivi (che non siano talvolta banalmente ornamentali) volti a dare un senso di lettura alle proprie immagini.”
  • Il selezionatore
    “L’intenzione iniziale del selezionatore è quella di raccontare non la cronaca del proprio viaggio, bensì la realtà del paese che visita. Egli si sforza di capire e di trasmettere nelle immagini ciò che ha capito. Ma il servizio viene spesso strutturato su luoghi comuni che è possibile ritrovare sotto tutte le latitudini. Tratto distintivo di questo tipo di fotografia è la sorprendente analogia di moduli, di inquadrature, di usi simbolici con quanto il fotografo ha prodotto in precedenza in condizioni e luoghi del tutto diversi.”
  • Il narratore
    “Anche questo personaggio parte per capire e usa la fotografia per far capire. Ma, a differenza del selezionatore, egli generalmente riesce nell’intento. Uno studio approfondito del paese che dovrà visitare gli consente di scegliere dei temi o degli argomenti da privilegiare. Naturalmente la scelta è operata sia in conformità alle proprie personali predilezioni, sia in funzione di ciò che si vuole raccontare. La realtà che viene proposta nelle immagini non ha nulla di casuale, bensì è già un segno che il fotografo coglie e struttura in una sequenza che non deve essere necessariamente cronologica, ma che è spesso costruita secondo un filone logico teso a restituire la dimensione voluta.”
  • Il poeta
    “Anche questo personaggio vuole capire e far capire ed opera su una realtà già selezionata come segno specifico. Ma il poeta dimostra una particolare predilezione per gli aspetti emozionali della comunicazione. Il suo obiettivo non fotografa in genere persone o ambienti, bensì i minimi fatti visivi: un colore, un gesto, una forma, un movimento, un atteggiamento, un’atmosfera. Egli estrapola delle sensazioni senza preoccuparsi minimamente se trascura elementi documentari importanti. Caratteristiche di questa fotografia sono l’apparente casualità, la frammentarietà.”
  • Il reporter
    “Costui parte e viaggia con una missione o con un’idea precisa in testa, che cerca di verificare sul posto, fermandosi tutto il tempo necessario per approfondire il tema. Ci va spesso con delle informazioni precise, ma è disposto a modificare le proprie convinzioni e i propri programmi di lavoro, in conformità alle nuove situazioni che constata di persona sul posto.” Si tratta quindi di un professionista.

Dopo questa analisi a tratti impietosa, de Biasi concede che “Fotografare viaggiando è estremamente difficile. Mille ostacoli sono frapposti alla volontà di chi intende pensare prima di scattare e spesso occorre far ricorso all’improvvisazione. A questo punto emerge il problema dello stile dato dalla personalità del fotografo e dal suo bagaglio tecnico.”

Per fotografare consapevolmente è importante avere un tema, secondo de Biasi, che però non diventi occasione di “esercitazione ornamentale”, ma venga assunto come filo conduttore di un’analisi che faccia capire ciò che si è visto e ciò che si pensa intorno a ciò che si è visto. Il fotografo poeta può quindi cercare i segni, le forme e i colori che restituiscono le sue emozioni e sensazioni, il paesaggista cercherà nel paesaggio situazioni familiari o che si discostano per rendere la diversità, il fotografo d’architettura potrà cercare i segni della civiltà in divenire nel paesaggio urbano, il fotografo-sociologo cercherà luoghi e persone che restituiscono il senso dei problemi che travagliano il luogo visitato, il ritrattista potrà indagare l‘uomo per fare emergere lo spirito del paese, il cacciatore individuerà fatti simbolo nella cronaca di strada per documentare gli stili di vita o i rapporti sociali, il fotografo storico cercherà le stratificazioni culturali nei monumenti, nei musei, nelle strade.

La fotografia è un mezzo di conoscenza.
“Si fotografa ciò che si vede, si vede ciò che si sa”.


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