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Il tramonto di Marcos

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Internazionale ripropone un’intervista – pubblicata sull’edizione cartacea nel febbraio del 2008 – al subcomandante Marcos. Uscita originariamente sulla rivista d’attualità messicana Gatopardo, l’intervista, a cura di Laura Castellanos, venne poi proposta su Internazionale con la traduzione di Sara Bani.

La prima volta ho incontrato Marcos a Città del Messico: ero andata con Ricardo Trabulsi nell’ufficio dell’Ezln nella capitale per scattargli la foto di copertina. Era la prima volta, in quattordici anni, che il subcomandante accettava di farsi fotografare. Gatopardo si era rivolto a un fotografo di moda, senza sapere che Trabulsi si era appassionato alla causa zapatista e che da quattro anni cercava di fotografare Marcos. Gli aveva mandato sei lettere firmate con lo pseudonimo di Gildardo Magaña, un rivoluzionario messicano, ma non aveva ricevuto nessuna risposta. Adesso il destino lo portava a catturare l’immagine che prima di lui avevano cercato Sebastião Salgado e Oliviero Toscani.

Il secondo incontro è avvenuto nel caracol della Garrucha, nella selva Lacandona. Davanti al guerrigliero stupito, Trabulsi ha tirato fuori una reliquia da collezione: una Smith Corona. “Con una macchina fotografica come questa hanno fotografato anche Emiliano Zapata”, gli ha detto Trabulsi. Marcos ha fatto una delle sue solite battute: “Non mi metto mai in posa. Solo per le donne, ma devono pagare in dollari”. Alla fine del servizio fotografico il subcomandante mi ha invitato a fare due chiacchiere. “Muoviamoci, perché forse non rilascerò più interviste”, mi ha detto.

Immagine da wikimedia.

 


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