stiamo tranquilli…

La vita in un carcere diverso dagli altri

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Il giornalista Giuseppe Rizzo ha raccolto per Internazionale alcune testimonianze circa le alternative educative e riabilitative sperimentate nel carcere Giuseppe Passerini di Civitavecchia, dove solo qualche mese fa, appena prima che il governo adottasse le misure restrittive per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, la regista teatrale Ludoovica Andò è riuscita a coinvolgere alcuni detenuti nella realizzazione di un cortometraggio – visionabile nella medesima pagina dell’articolo – ispirato al romanzo Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati: Fortezza.

“Gli parve che la fuga del tempo si fosse fermata, il mondo ristagnava in una orizzontale apatia e gli orologi correvano inutilmente”.
Il deserto dei Tartari, Dino Buzzati

C’è una vecchia barzelletta che descrive bene il rapporto tra l’Italia e le sue carceri. La storia ha per protagonista un detenuto. Da anni l’uomo prova ad ammaestrare due pulci perché spera che lo aiutino a guadagnare qualcosa quando sarà libero. Il giorno che i cancelli si aprono, mette i due animali in una scatola e va in un bar. Seduto a un tavolino, l’ex detenuto prova il suo numero. Funziona. Quando arriva il cameriere, gli dice: “Le vedi queste due pulci?”. Il cameriere non capisce, si mortifica. Pensa che l’uomo voglia rimproverarlo per la poca pulizia del locale. “Mi scusi”, dice. E uccide le pulci.

Tra le migliaia di persone che ogni anno entrano ed escono dal carcere, qualcuno ha un suo numero da provare una volta in libertà; qualcun altro i numeri comincia a darli in cella; certi non hanno mai avuto granché da giocarsi. A tutti viene detto che non ci sono alternative alla prigione. Glielo dicono nella stragrande maggioranza delle carceri, glielo dice la stragrande maggioranza dei politici, glielo dice la stragrande maggioranza della società. E così negli anni le celle si sono riempite fino a contare più di 60mila detenuti per 50mila posti disponibili. Quattro, cinque, sei persone sono state ammassate in pochi metri quadri, mentre fuori un gran coro ha ripetuto che non c’erano alternative.

 


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