stiamo tranquilli…

L’Europa torna a mettere fuori la testa (Corti Costituzionali comprese)

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È un periodo in cui stiamo rimettendo fuori la testa, in tutta Europa. Fra due giorni in Francia potranno riaprire le scuole elementari, la Serie A del calcio tedesco tornerà in campo a metà maggio, e in Belgio a partire da domani si potranno ospitare quattro amici a casa propria (basta che siano sempre gli stessi quattro, because Belgio). Il ritorno a una nuova normalità, l’espressione forse più abusata di questi tempi, significa anche che dovremo aspettarci sviluppi meno rapidi rispetto a quelli a cui ci eravamo abituati.

La Commissione Europea, per esempio, aveva tempo fino al 6 maggio per studiare una proposta sul Fondo per la ripresa, di cui si era discusso a metà aprile in un atteso Consiglio Europeo. Invece ha bucato i tempi di consegna, e ancora oggi non è chiaro quando presenterà le sue proposte. La notizia è passata praticamente sotto silenzio: nessuna dichiarazione indignata, nessun editoriale verboso, nessuna fuga di notizie che ha messo in cattiva luce la presidente Ursula von der Leyen o i commissari.

Tutti quanti, soprattutto i governi dei paesi del Sud Europa, sembrano aver capito che il negoziato sul Fondo sarà lungo e complesso: le distanze politiche non sono state limate – rimane da decidere quanto sarà grande, come verrà finanziato, e in quale forma distribuire gli aiuti – e avere legato la sua creazione a una voce del budget pluriennale dell’intera Unione per il periodo 2021-2027 ha di fatto rinviato le trattative a un periodo meno concitato.

Un paio di settimane fa una fonte della Commissione ci aveva raccontato che sperava ancora che il Fondo entrasse in vigore entro luglio. Negli ultimi giorni il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni ha auspicato che il Fondo sia approvato definitivamente dal prossimo Consiglio Europeo del 18-19 giugno. Fate voi i conti: se davvero verrà trovato un compromesso sul Fondo – ed è un grosso se – la Commissione avrebbe 11 giorni di tempo per metterlo in piedi: per di più dovrebbe chiedere in anticipo ai singoli stati i soldi che il Fondo riceverà dal budget 2021-2027. A meno di sorprese – mai dire mai, eh – se ne riparlerà dopo l’estate.

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