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Per Alan Moore il successo dei film di supereroi e l’elezione di Trump sono sintomi dello stesso male

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Per Alan Moore il successo dei film di supereroi e l’elezione di Trump sono sintomi dello stesso male. E un po’ di responsabilità, dice, ce l’ha anche lui. Un articolo su Fumettologica.

Moore – che si è ritirato definitivamente dal mondo del fumetto con la pubblicazione tra il 2018 e il 2019 di La lega degli straordinari gentlemen: La tempesta – si è preso però anche una parte della “responsabilità” per questo cambiamento di target: «È stato in gran parte il mio lavoro ad attirare un pubblico adulto, è stato il modo in cui è stato commercializzato dal settore del fumetto, c’erano decine di titoli di giornali che dicevano che il fumetto era “cresciuto”. Ma, a parte un paio di fumetti specifici, non era davvero così. Questa cosa avvenne negli anni Ottanta, con i graphic novel. La gente voleva continuare a leggere fumetti come aveva sempre fatto, e ora poteva farlo in pubblico sentendosi sofisticata perché non stava leggendo un fumetto da bambini e non veniva vista come subnormale».

«Ormai la maggior parte delle persone equipara i fumetti con i film di supereroi. Questo aggiunge per me un ulteriore livello di difficoltà» ha aggiunto Moore. «Non vedo film di supereroi dal primo Batman di Tim Burton. Hanno rovinato il cinema, e anche la cultura in generale. Diversi anni fa ho detto che pensavo fosse un segnale preoccupante che centinaia di migliaia di adulti facessero la fila per vedere personaggi creati 50 anni prima per intrattenere i dodicenni. Sembrava uno sfruttamento della volontà di fuga dalle complessità del mondo moderno e della nostalgia per l’infanzia. Mi sembrava pericoloso, sembrava un’infantilizzazione della popolazione.»

 

Immagine da Wikimedia Commons


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