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Transumani

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“Il transumanesimo è un movimento basato sulla convinzione che potremmo e dovremmo usare la tecnologia per allontanare i limiti della condizione umana”, mi dice Mark O’Connell. È la definizione breve che ha affinato in questi mesi di incontri e presentazioni, dopo la pubblicazione del suo reportage  Essere una Macchina (Adelphi, 2018).

“In nome di questo ideale prometeico, i transumanisti mettono in atto ogni sorta di strane idee e pratiche inquietanti”. Cose come l’inserimento di microchip sotto-pelle per acquisire capacità extrasensoriali super-umane. O come congelare il proprio corpo in azoto liquido poco dopo la morte, nella speranza di essere prima o poi resuscitati.

I transumanisti credono in un futuro in cui raggiungeranno l’immortalità scansionando il proprio cervello e caricando i dati nelle macchine. In cui diventeranno esseri semi-divini grazie alla Singolarità Tecnologica, “quella specie di profezia escatologica secondo cui l’avvento dell’intelligenza artificiale si tradurrà in una nuova età dell’oro, dove la fusione di umani e macchine finirà per debellare la morte”, come scrive O’Connell nel libro.

Il principio fondamentale alla base di tutti questi movimenti transumanisti — che a volte sono sconnessi e improvvisati, a volte serissimi e ben foraggiati — è che il nostro destino comune, come specie, è quello di trascendere i nostri corpi e diventare qualcosa di diverso e migliore degli animali che siamo.

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