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Unione Europea, vaccini ed elezioni nel CDU

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Alcuni beninformati hanno definito la videochiamata fra i leader europei di due giorni fa «una seduta collettiva di psicoterapia». I capi di stato e di governo dell’Unione, che si riuniranno formalmente soltanto fra due mesi, hanno parlato di tutti i problemi più urgenti che riguardano la pandemia, ma senza arrivare per ora a nulla di concreto, in attesa di capire cosa succederà nelle prossime settimane.

Si è discusso della lentezza della campagna vaccinale in tutta Europa, di cui vi parlavamo nella scorsa newsletter, senza giungere a conclusioni condivise (e anzi sembra che Giuseppe Conte sia stato guardato un po’ storto quando ha ventilato di fare causa a Pfizer-BioNTech per i recenti tagli alle consegne); del passaporto vaccinale chiesto dai paesi più interessati a riaccogliere prima possibile i turisti come Grecia, Portogallo e Malta, valutando però come prematura qualsiasi misura del genere, date le percentuali esigue degli europei vaccinati; della possibilità di chiudere anche solo parzialmente i confini – in Germania se ne parla da qualche giorno, il governo ha anche condiviso un documento con le possibili misure da prendere – nelle zone dove sono più diffuse le nuove varianti B.1.1.7 e 501Y.V2, individuate rispettivamente nel Regno Unito e in Sudafrica.

«Restringere gli spostamenti non essenziali all’interno dell’Unione potrebbe dinventare necessario», ha detto senza sbilanciarsi il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel al termine della videoconferenza. Nei prossimi giorni la Commissione Europea dovrebbe diffondere le solite linee guida che non seguirà nessuno sulle chiusure/riaperture coordinate dei confini; i governi nazionali hanno fatto capire fin dall’inizio della pandemia che su questo tema non intendono cedere alcuna sovranità.

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