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Donne che guardano dalla finestra

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In un articolo pubblicato su Il Tascabile, Giorgia Tolfo indaga il rapporto tra donne e spazio domestico nella letteratura. L’autrice sostiene che in alcune opere lo sguardo delle recluse protagoniste sul mondo esterno sia in realtà puntato sulla loro psiche, sulla loro intimità, evidenziando quindi come nei soggetti delle prolungate osservazioni di talune eroine letterarie si celino informazioni utili a una più chiara comprensione della condizione femminile.

Lo spazio domestico è da sempre un topos artistico quasi archetipico, soprattutto per le donne, che però spesso vi sono state ascritte contro la loro volontà. Un’infinità di opere esplora gli effetti della casa sulla psiche e sulle emozioni, penso ai disegni e alle case-prigioni di Louise Bourgeois, la tenda di Tracey Emin, le fotografie di Francesca Woodman, la “stanza tutta per sè” di Virginia Woolf, la dimora di Rebecca di Daphne du Maurier. La casa è talmente tanto inserita in letteratura (non solo quella prodotta da donne) da rappresentare secondo il filosofo fenomenologico Gaston Bachelard (Poetica dello spazio) una delle immagini poetiche “costanti” che uniscono scrittore e lettore in uno spazio di condivisione comune. E a proposito di archetipi, Jung stesso, come ricorda Bachelard, ha messo in relazione l’architettura della casa con quella della psiche.

Pur essendo un tema che abita da sempre l’immaginario e le scienze umane, forse non c’è periodo nella storia più recente in cui lo spazio domestico si sia imposto così prepotentemente al centro delle nostre vite, nello stesso tempo e per tutte le persone contemporaneamente. Con la pandemia ci siamo trovati forzatamente a fare i conti con la sua definizione e con la sua percezione. Che cos’è e dov’è casa? Come la abitiamo? Come ci muoviamo al suo interno? Che cosa rappresenta simbolicamente? Bloccati dagli eventi, abbiamo trascorso giornate a camminare sui pochi (o tanti) metri quadrati che quantificano il nostro spazio domestico, ci abbiamo fatto yoga, lo abbiamo trasformato in ufficio, lo stesso spazio si è trasformato in luogo dell’eros, del lavoro, della violenza, della paura, dell’angoscia. Immobili lo abbiamo analizzato, ne abbiamo scoperto nuovi angoli, lo abbiamo ordinato, spolverato, incasinato, abbiamo mangiato sul letto, telefonato dal bagno, fatto ginnastica in cucina. Ma soprattutto lo abbiamo osservato. Anzi, lo abbiamo osservato e allo stesso tempo usato come osservatorio.

Immagine da Wikimedia.


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