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Elegia per un amico defunto [EN+IT]

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A cura di @NedCuttle21(Ulm).

In un lungo post pubblicato sul suo blog, Listening to Golem, la scienziata Matilde Marcolli denuncia il trattamento, a suo dire privo di gratitudine ed empatia, che nei mesi scorsi alcuni esponenti, anche giovani, della comunità matematica avrebbero riservato a Sir Michael Atiyah, il celebre matematico britannico scomparso l’11 gennaio 2019 all’età di 89 anni.

When you approach the age of ninety, death does not come unexpectedly: it is the silent shadow that walks with you, that you get to know intimately long before the final encounter. Such is the nature of things, but much as we all know it, friendship remains entirely oblivious of these considerations: when we mourn the loss of a friend our grief does not care whether it is something we logically should have come to expect. I am not going to write here the obituary you all have seen already, the one everybody rushed to publish, from the New York Times (that by their own admission had it ready since 2015) and the BBC, to the various science academies he once presided and the prestigious British universities he had been a faculty member of. I will not give you the Homeric catalog of the ships, with listings of scientific achievements, prizes, and famous theorems. If you want visions of mathematical heroism, there’s a whole seven volumes of them: get hold of your library copy of his collected works, open a random page of a random volume and start reading. You will find beauty and poetry in mathematical form.

Un articolo pubblicato su MaddMaths! passa in rassegna alcuni fra i più importanti contributi in topologia e fisica-matematica attribuiti al compianto Sir Michael Atiyah.

Studente di William Hodge, già dal titolo della sua tesi di dottorato—“Some applications of topological methods to algebraic geometry”— traspare quella interdisciplinarità che caratterizzerà la sua lunga e prolifica carriera matematica. Nella sua tesi, metodi di topologia, branca della matematica che studia proprietà geometriche che rimangono invariate sotto deformazione, trovavano applicazione nell’ambito della geometria algebrica, lo studio di oggetti geometrici e loro proprietà attraverso equazioni polinomiali.

Pur essendo un geometra algebrico di formazione —fino alla fine degli anni ’50 i suoi lavori sono principalmente in questo ambito— Atiyah si trova ben presto a trasformarsi in un topologo, capace di rivoluzionare questa materia.

Essenziale in questo senso una sua visita all’Institute for Advanced Studies di Princeton nel 1955, in cui, dopo l’incontro con matematici del calibro di Borel, Bott, Hirzebruch, Serre e, ovviamente, Singer, Atiyah inizia ad occuparsi di questioni di topologia. Va detto che quelli erano anni di grande fioritura di questa area della matematica, e in un certo senso l’influenza di Hirzebruch si fece sentire profondamente nella ricerca di Atiyah.

Immagine da Flickr.


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