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Fabbri e la miseria della geopolitica

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Alessandro Lolli sul Tascabile analizza il successo giornalistico e mediatico di Dario Fabbri, provando a spiegarne le ragioni. Lolli cerca di individuare, criticandole, le linee teoriche delle analisi di Fabbri. La spiegazione dei processi internazionali sulla base di un’analisi psicologica dei vari popoli, basata in ultima analisi sulla geografia dei paesi in cui abitano, non convince Lolli.

La geopolitica di Fabbri sostiene una perfetta coincidenza tra comportamento delle nazioni e comportamento dei singoli, tra psicologia sociale e psicologia individuale, tra uno e molti. Se anche la geopolitica si limitasse a sostenere questo, sarebbe già una disciplina straordinaria, straordinaria in senso letterale giacché nessuna scienza umana oggi si azzarda a porre un’analogia simile. Fabbri la argomenta così: “Le nazioni sono composte soltanto ed esclusivamente da esseri umani, non c’è nient’altro dentro”. I popoli per Fabbri sono letteralmente come degli individui ed è molto irritato dal senso comune che li vede come una cosa più complessa e stratificata. (…) Questi soggetti, le collettività di cui si occupa la geopolitica che sono sempre organizzate e dotate di un’identità (“popoli, nazioni, imperi, chiamateli come volete”) sono anche intelligibili nella loro psicologia. Infatti un altro modo indicato da Fabbri stesso per sintetizzare cosa fa la geopolitica è: psicologia dei popoli. (…) Ultimamente, per ragioni ovvie, parla spesso dei Russi che a suo dire sarebbero caratterizzati da due tratti: una grande insicurezza e una sovradimensionata idea di sé stessi. La grande insicurezza, dice Fabbri – e qui finalmente scopriamo il senso del suffisso “geo” –, deriva dall’abitare sulla più grande pianura del mondo, il bassopiano sarmatico. Senza confini naturali, i Russi hanno sempre vissuto nel terrore delle invasioni e sono, in effetti, stati invasi spesso. Sulla sovradimensionata idea di sé stessi, invece, non abbiamo particolari eziologie geografiche ma sembra un tratto che Fabbri attribuisce un po’ a tutti i popoli che sono o sono stati grandi potenze. Infatti, di questi ritratti psicologici lapidari, Fabbri ne produce a rotta di collo, per ogni popolo del pianeta.

Secondo Lolli, il successo di Fabbri dipende sia dalle sue doti individuali di carisma e assertività, sia dall’esigenza dell’opinione pubblica di trovare degli esperti competenti a cui affidarsi.

Le parole dell’esperto si ascoltano, si ponderano, si soppesano ma raramente si giudicano e ancora meno si contestano. L’esperto acquista l’obiettività delle scienze dure, anche quando non sono il campo in questione. Sia detto per inciso che, ogni volta che ne ha modo, Fabbri specifica che la geopolitica è disciplina umanistica e non scienza, ma gli effetti di questa percezione non sono sotto il suo controllo. Al contrario di politici, giornalisti e opinionisti, l’esperto è lì per spiegare le cose, non per difendere una posizione.


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