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Guerra in Ucraina, i droni e l’Iran

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Negli scorsi giorni un gruppo di hacktivisti ucraini chiamato Cyber Resistance ha affermato su Telegram di aver violato i sistemi informatici di un produttore russo di droni, Albatross, sottraendo 100 gigabyte di dati, e di stare coordinando una serie di pubblicazioni dettagliate col sito InformNapalm. Che in un articolo del 15 aprile sostiene di poter confermare come l’azienda di droni agricoli Albatross sarebbe coinvolta nello sviluppo dei droni “suicidi” Shahed, progettati dall’Iran, e impiegati dalla Russia contro l’Ucraina.

A febbraio un misterioso gruppo di hacker chiamati Prana Network aveva diffuso un leak su un’azienda militare iraniana, facendo circolare presunti documenti riservati (non confermati) secondo i quali, dall’inizio della guerra in Ucraina, la Russia avrebbe acquistato almeno 6.000 droni Shahed 136. E avrebbe ricevuto un ampio aiuto per la creazione di linee di produzione locali per i droni, pagando questi accordi in parte in lingotti d’oro (secondo i documenti, i russi avrebbero pagato quasi 200mila dollari a drone e il prezzo includerebbe il supporto per mettere in piedi una produzione autonoma, per poi far scendere il costo unitario a 48mila). “Ora la Russia sta cercando di acquistare e produrre migliaia di droni più avanzati”, scrive Hareetz, che ha esaminato i documenti e li considera autentici.

Indiscrezioni sugli sforzi della Russia di dare vita a linee di produzione proprie di questi droni erano già emerse mesi fa, quando il Financial Times scriveva che “Albatross ha costruito la sua nuova fabbrica all’interno della zona economica speciale di Alabuga, in Tatarstan – un sito che gli Stati Uniti hanno dichiarato essere il centro dello sforzo sostenuto da Teheran per sviluppare la capacità della Russia di produrre droni”. E a dicembre gli Usa l’avevano sanzionata proprio per questo, inserendola nella propria Entity List.

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