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Il politologo John Keane: in democrazia serve umiltà

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Alessandro Zaccuri su Avvenire intervista il filosofo John Keane, molto influente nel mondo anglosassone, ma sinora non pubblicato in Italia. Partendo dalla considerazione di come gli strumenti tradizionali non abbiano frenato l’ascesa dei populismi

Di norma i cittadini si servono di tradizioni consolidate e di consuetudini sociali per semplificare e tenere a bada le complessità della vita. Oggi come oggi, però,  i populisti […] fanno qualcosa di diverso: sfruttano la complessità per far levitare l’inquietudine sociale. I populisti promuovono un atteggiamento di durezza e mal sopportano i processi istituzionali di dare e avere. I loro obiettivi non hanno nulla di verificabile. Mirano a distruggere i meccanismi di controllo, bilanciamento e responsabilità pubblica, in una specie di colpo di Stato al rallentatore

Propone come argine la democrazia monitorante

Con l’espressione monitory democracy ci riferiamo a una forma storicamente innovativa di democrazia, che poggia sulla rapida diffusione di molte nuove istituzioni di controllo: cani da guardia, se così vogliamo chiamarli, che all’occorrenza non smettono di abbaiare. […]

Non mettono in crisi i processi di rappresentazione, ma ne favoriscono il cambiamento

Nel momento in cui tengono in costante stato d’allerta aziende, governi, partiti, politici e governi eletti, questi nuovi cani da guardia possono denunciare gli abusi di potere, indurre gli esecutivi e le imprese a cambiare le rispettive agende, talvolta perfino condannare alla riprovazione generale.

Nel corso dell’intervista, in cui si affrontano questioni come se la democrazia possa esistere anche fuori da una cornice territoriale, il rapporto con la Cina, democrazia e pandemia, si arriva a parlare delle virtù sociali necessarie alla democrazia.

Le virtù democratiche sono molte: pazienza, misericordia, coraggio, rispetto degli altri eccetera […]  Tutto considerato, però, la virtù cardinale è proprio quella dell’umiltà. […] L’umiltà è altro e non ha nulla a che vedere con la sottomissione del gregge. L’umiltà sa sempre opporsi all’arroganza del potere, è la consapevolezza dei propri limiti e di quelli altrui e, insieme, è l’assunzione di responsabilità affinché il riconoscimento e il rispetto di questi limiti siano universalmente garantiti. Le persone umili si percepiscono come abitanti della terra, nel senso di humus, terreno, che è la radice della parola umiltà. Si rendono conto di avere un debito verso il mondo non umano, sanno di non essere onniscienti, di non esseri dèi oppure dèe, meno che meno Dio. L’umiltà è l’esatto opposto del desiderio smodato di conseguire un potere predatorio, e in questo si distingue dall’umiliazione. L’umiltà incoraggia, rafforza chi non ha potere, conferisce un’energia interiore che permette di agire al cospetto del mondo. […] È una virtù sociale, una forma di generosità. […] Le persone umili, in definitiva, vivono nella democratica convinzione che il mondo possa essere un posto migliore, più tollerante e più ispirato all’uguaglianza.

Immagine da Wikimedia.


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