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La complicata vicenda di un Pissarro requisito dai nazisti

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Certi diritti hanno una data di scadenza? Sembra essere questa la domanda fondamentale che aleggia sulla vicenda di una tela di Pissarro requisita nel 1939 a una celebre famiglia ebraica, i Cassirer, e approdato dopo molti passaggi alla collezione Thyssen-Bornemisza di Madrid.
In attesa della decisione della Corte Suprema Federale degli Stati Uniti in merito a quale set di regole sia da applicare alla storia del quadro, Art Tribune in un articolo dell’Avvocato Luigi M. Macioce cerca di dipanare la matassa. Il quadro in questione fu comperato da Paul Cassirer nel 1900 direttamente dall’agente esclusivo di Pissarro, Paul Durand-Ruel.

L’opera entrò quindi in famiglia e fu trasferita agli eredi fino a quando nel 1939 i nazisti forzarono una delle giovani eredi Lilly a “venderla” per circa 300 dollari. Un meccanismo adottato dai nazisti all’epoca per simulare una parvenza di trasferimento legittimo con la duplice beffa e crudeltà che tali importi erano “pagati” su conti correnti cui gli ebrei non potevano più avere accesso (in quanto destituiti di ogni diritto sociale, economico e proprietario) e che venivano nazionalizzati in seguito alla loro deportazione.

L’Avvocato Macioce si interroga sullo scontro tra principi morali e le regole che difendono e favoriscono gli scambi commerciali tra privati.

Può un sopruso, frutto di uno dei momenti più bui della storia dell’uomo, essere “dimenticato” e i suoi effetti “protetti” dalle norme di diritto? Oppure ci sono diritti che non si possono affievolire con il passare del tempo e il trascorrere dei decenni?


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