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La crisi costituzionale di San Marino degli Anni Cinquanta

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Di seguito riportiamo due articoli comparsi ad Agosto 2020 sul Tevere Post a firma di Guido Guerrini sulla crisi costituzionale della Repubblica di San Marino sul finire degli Anni Cinquanta.

Il primo si focalizza sugli avvenimenti che stavano per far precipitare la piccola repubblica in una guerra civile tra comunisti e filo-americani, con l’Italia arbitro della vicenda.

Nell’estate del 2004 per la prima volta ebbi modo di visitare il Museo della Cosmonautica di Mosca. Assieme ai tanti interessanti reperti in esposizione c’era una mostra temporanea dedicata a come i giornali nel mondo raccontarono le imprese spaziali sovietiche. Il risalto nei media dell’epoca riservato allo Sputnik 1, primo satellite artificiale lanciato dai sovietici il 4 ottobre 1957, fu maggiore dell’attesa impresa di Gagarin del 1961. I giornali americani ed inglesi sembravano seriamente preoccupati dall’evento che metteva i nemici ideologici nella posizione di controllare lo spazio, cosa militarmente inaccettabile. Anche le prime pagine dei giornali italiani dedicarono i titoli d’apertura al “bip bip” proveniente dal cielo, ma accompagnando questa notizia con un altro evento legato alla guerra fredda. La crisi costituzionale nella Repubblica di San Marino stava per far precipitare la piccola repubblica ubicata nel cuore dell’Italia e dell’Europa occidentale in una guerra civile tra comunisti e filo-americani […]

Il secondo racconta invece dei “fatti di Rovereta” che tra le altre cose vedono: un autoproclamato “governo provvisorio della Repubblica di San Marino”; un embargo da parte dell’Italia; uno schieramento di carabinieri italiani in assetto di guerra e con mezzi blindati pronti alla possibile difesa del governo provvisorio.

Nella serata di lunedì 30 settembre 1957 la stagione balneare è già terminata, ma a Rimini c’è uno strano movimento. I trentuno consiglieri democristiani, socialdemocratici, ex socialisti e naturalmente Attilio Giannini si incontrano in territorio italiano. Alla mezzanotte, quindi allo scadere del mandato dei Capitani Reggenti, i trentuno si trasferiscono poco oltre il confine sammarinese in un capannone industriale in località Rovereta. Qui si autoproclamano “governo provvisorio della Repubblica di San Marino” e non tarda l’immediato e precedentemente concordato riconoscimento della Repubblica Italiana, degli Stati Uniti d’America e di altri paesi occidentali. Lungo la linea di confine, che lambisce il manufatto, si schierano i carabinieri italiani in assetto di guerra e con mezzi blindati pronti alla possibile difesa del governo provvisorio, mentre all’interno del capannone si trovano fiancheggiatori ben armati sammarinesi ed italiani. Allo stesso tempo l’Italia chiude tutte le strade che collegano alla Repubblica di San Marino attuando un blocco totale del confine del piccolo Stato. Il governo provvisorio è composto dai democristiani Federico Bigi e Zaccaria Giovanni Savoretti, dall’ex segretario socialista Alvaro Casali e dal leader dei socialdemocratici Pietro Giancecchi. Si insedia nella palazzina adiacente al capannone di Rovereta, a 50 metri dal confine italiano: una posizione utile in caso di fuga, nonché finestra sul mondo.

La notizia arriva presto nella capitale sammarinese, e durante la giornata del primo ottobre, mentre anche i media italiani annunciano che nella piccola Repubblica ci sono due governi, al Pianello, nella piazza del Palazzo Pubblico, affluiscono i sostenitori dei social-comunisti. C’è movimento anche al capannone di Rovereta, e il governo del Palazzo teme che i rivoltosi, essendo armati, possano tentare di salire sul Titano. Successivamente autorizzerà quindi la formazione di una milizia volontaria, anch’essa naturalmente armata. […]

Se non vi basta, un altro articolo a stessa firma compone un cappello introduttivo storico della piccola, ma incredibilmente interessante e vitale Repubblica.

Immagine via Flickr di Iaia quark pubblicata tramite questa licenza Creative Commons.


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