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La “denazificazione” di Putin in Ucraina rischia di rafforzare i neonazisti in tutta Europa

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Nell’annunciare l’invasione dell’Ucraina, Vladimir Putin ha detto chiaramente che l’obiettivo principale è “demilitarizzare” e “denazificare” il paese da anni descritto come uno stato fantoccio guidato da “drogati” e “neonazisti”. A partire da Euromaidan e dallo scoppio del conflitto in Donbass, la propaganda del Cremlino ha martellato moltissimo sulla presunta “nazificazione” dell’Ucraina.

Leonardo Bianchi (conosciuto anche come captblicero) su Valigia Blu scrive che l’intera questione della “denazificazione” è un’impostura che fa leva su un fatto reale e riscontrabile (la presenza di neofascisti e ultranazionalisti nel panorama politico ucraino), lo ingigantisce a dismisura e lo fa diventare la giustificazione principale di una guerra.

Per contestualizzare il fenomeno Bianchi racconta la storia dell’estrema destra ucraina partendo dal 1991 passando da Euromaidan sino alla guerra nel Donbass dove militanti neofascisti di tutta Europa si sono equamente divisi tra il campo ucraino e quello filorusso.

Quello che si è visto nel Donbass rischia di ripetersi in grande, e quindi come paradosso la “denazificazione” dell’Ucraina sbandierata da Putin rischia di portare al suo esatto opposto – ossia alla creazione di un gigantesco campo d’addestramento per l’estrema destra occidentale, e quindi a una potenziale “nazificazione” del paese.


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