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Le aziende petrolifere hanno speso 251 milioni di euro in attività di lobbying a Bruxelles

Le aziende petrolifere hanno speso 251 milioni di euro in attività di lobbying a Bruxelles

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In un articolo pubblicato su Internazionale, Gabriele Crescente spiega le attività di lobbying esercitate a Bruxelles dall’industria dei combustibili fossili e da quella automobilistica. L’autore esprime inoltre preoccupazione per il fenomeno delle cosiddette “porte girevoli”.

Dal 2010 le cinque maggiori aziende petrolifere globali – Shell, ExxonMobil, Chevron, Total e Bp – hanno speso almeno 251 milioni di euro in attività di lobbying presso l’Unione europea. È la conclusione di un rapporto pubblicato da Corporate Europe Observatory, Food & Water Europe, Friends of the Earth Europe e Greenpeace. Un investimento enorme ma certamente alla portata di queste compagnie, che nel solo 2018 hanno realizzato circa 73 miliardi di euro di profitti. I dati sono ricavati dal registro per la trasparenza della Commissione europea, e secondo gli autori del rapporto rappresentano solo la punta dell’iceberg: non includono infatti i soldi spesi dalle aziende più piccole e dalle organizzazioni che fanno lobbying per conto di vari gruppi d’interesse, tra cui anche il settore petrolifero. Queste cifre danno un’idea del potere di persuasione su cui può contare l’industria dei combustibili fossili a Bruxelles. Un potere che viene impiegato soprattutto per un obiettivo: ostacolare le azioni politiche volte a limitare le emissioni di gas serra, responsabili del cambiamento climatico. Secondo gli autori del rapporto nel 2014 queste aziende, responsabili di più del 10 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica dal 1965 a oggi, hanno contribuito in modo decisivo ad annacquare gli obiettivi europei per la riduzione delle emissioni per il 2030, considerati gravemente insufficienti dalle organizzazioni ambientaliste.

 


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