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L’ocarina dalla tradizione popolare agli anni Duemila

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Dall’11 al 14 aprile 2024 si è tenuto a Budrio il Festival internazionale dell’Ocarina. Il sito della Città metropolitana di Bologna racconta la storia di questo strumento dal timbro trasparente ed etereo.

L’invenzione dell’ocarina si perde nella notte dei tempi. Tra i primi esemplari di flauto globulare sono particolarmente interessanti quelli delle civiltà precolombiane, sia dal punto di vista della storia musicale sia dal quello artistico delle forme modellate.

L’ocarina contemporanea («ocarina traversa») nasce però in Italia, nel 1853, dalla curiosità del diciassettenne Giuseppe Donati.

Donati, di nome Giuseppe, nato a Budrio il 2 dicembre 1836, aveva già percorso le scuole elementari, di latino; aveva imparato la teoria musicale e il pianoforte; suonava il clarino nella banda di Budrio – sua città nativa – e l’organo nelle chiese; quando gli venne in mente di fare uno scherzo. Immaginò, cioè, uno strumento musicale simile alle ocarine di terra cotta che si vendono ancora nelle fiere, col becco, colla coda e panciute. La differenza tra queste e quella era di genere musicale. Poichè l’ocarina, vuota internamente, col becco aperto e con quattro fori ai fianchi, suonava.

Da questo esperimento nacquero i primi quintetti di ocarina e poi una tradizione di artigianato dell’ocarina in terracotta che vede a Budrio il suo fulcro ed è molto apprezzata anche all’estero (il Giappone è un mercato importante per questi strumenti).

Un rinnovato interesse per l’ocarina si deve a The Legend of Zelda: Ocarina of Time, videogioco dove le melodie intonate dal protagonista sono centrali per la storia e gli enigmi.

Dal 1853 l’ocarina ha visto molte innovazioni, sia dal punto di vista ergonomico che del registro. Tra gli sviluppi più imporanti c’è quello di Giorgio Pacchioni, compositore e ocarinista che ha modellato e cotto da sé le proprie ocarine multi-camera, per portarle ad una tessitura ed accenni armonici consoni ai pezzi del Novecento.


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