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Non lasciate i nostri figli da soli davanti a un PC

Non lasciate i nostri figli da soli davanti a un PC

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Su IlSole24Ore, Francesca Barbieri e Serena Uccello fanno il punto sulla situazione della didattica a distanza per gli studenti con fragilità.

Alcuni numeri:

In Italia ci sono circa 270mila alunni con disabilità: oltre 100mila alla scuola primaria, 70mila alle medie, quasi 80mila alle superiori e 20mila nella scuola materna. Si tratta del 3,5% del totale degli studenti italiani, con un trend in crescita. Gli studenti con bisogni educativi speciali (Bes) sono invece 60mila. Dall’altro lato – come fotografa la Cisl Scuola – ci sono pochi insegnati di sostegno: nell’anno scolastico 2020/21 su 21.453 posti di sostegno vacanti, le assunzioni di ruolo sono state appena 1.657 e si registrano ben 104mila posti di sostegno che sono andati a insegnanti a tempo determinato.

Questi numeri vanno a peggiorare una situazione già di suo complicata.
Sul fronte organizzativo infatti, 19 ore di sostegno per alunno coprono quattro giorni da quattro ore e uno da tre. La scuola, in genere, organizza attività e ambienti di apprendimento per più soggetti (alunni con particolari esigenze). La didattica digitale integrata (Ddi) può essere attivata da scuola e/o da casa: è il dirigente scolastico che dispone, d’intesa con i docenti e gli organi collegiali della scuola, le modalità operative: se c’è poca copertura, si preferisce mandare tutti a casa; se c’è da seguire gruppi misti, si presta servizio in classe e cosi via.

Anche l’autonomia scolastica ha il suo peso.
Di norma i docenti dovrebbero gestire la DAD dalle aule scolastiche ma le scuole possono decidere diversamente, in forza della loro autonomia, in considerazione di vari fattori quali la tenuta della rete, l’esigenza di minimizzare le presenze, l’uso dei mezzi pubblici da parte del personale. Resta fermo che in presenza di alunni diversamente abili o con bisogni educativi speciali i docenti effettuano il loro servizio da scuola collegandosi con gli studenti a casa».

Il corto circuito è evidente: se le scuole possono decidere per lo smart working degli insegnanti, come garantire l’orario interno anche in modalità mista?


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