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Segnali dal passato profondo

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Sophia Grew, biologa ambientale ed evoluzionistica, si chiede su Il Tascabile, in un lungo articolo, cosa ci può insegnare sul futuro della nostra specie la storia della vita sulla terra.
Lo fa presentando il libro di Thomas Halliday, paleontologo inglese e ricercatore, intitolato I mondi di ieri. Halliday descrive il paesaggio del Carbonifero, quando i vertebrati iniziavano a popolare la terra:

Ci troviamo a Mazon Creek, nelle stesse terre dell’odierno Illinois: era un mondo silenzioso, dominato dal verde delle piante che, per la prima volta nella storia del pianeta, iniziavano ad assomigliare a quelle odierne. Non esistevano fiori e i vertebrati muovevano i primi passi sulla terraferma: erano già usciti dall’acqua gli insetti, i funghi, le piante. Nel frattempo, alcuni pesci avevano iniziato a sviluppare le caratteristiche che avrebbero consentito ai loro discendenti di vivere alla luce del sole. Il paesaggio del Carbonifero è ben diverso da quelli a cui siamo abituati oggi, ma potrebbe anche assomigliare a un possibile mondo futuro.

Il mondo che conosciamo è il risultato di tutti gli eventi che sono accaduti sulla terra dalle sue origini, eventi che hanno cambiato il pianeta e ai quali la vita ha sempre saputo adattarsi, mutando.

“L’idea che qualcosa di tanto vasto come la Grande barriera corallina, con tutta la sua vibrante diversità, potrebbe un giorno scomparire, ci sembra improbabile”, osserva Halliday. “Eppure, la documentazione fossile ci mostra che uno sconvolgimento così epocale non soltanto è possibile, ma si è ripetutamente verificato nel corso della storia della Terra”.

Studiare la storia geologica della terra secondo Halliday ha una grande utilità per cercare di prevedere il futuro del pianeta. Sophia Grew introduce anche un secondo libro che tratta questo tema. L’autrice è Marcia Bjornerud e il suo lavoro si intitola Il tempo della terra:

L’importanza di visitare i mondi di ieri per colmare la distanza fra passato e futuro è stata messa in luce anche da Marcia Bjornerud, docente di geologia alla Lawrence University in Wisconsin e autrice di Il tempo della terra (Hoepli, 2020). Nel libro Bjornerud lancia un appello: cerchiamo di pensare come fanno i geologi, guardiamo al passato lontanissimo del nostro pianeta per iniziare a concepire l’esistenza di un orizzonte futuro altrettanto lontano. Per un futuro più sostenibile è necessario cambiare il modo in cui ci relazioniamo all’ambiente intorno a noi e, secondo Bjornerud, bisogna partire proprio dal modo in cui pensiamo al tempo.

Riconoscere che siamo parte di cicli continui e comprendere il passato profondo ci mette nelle condizioni di vedere oltre il presente e di immaginare anche un futuro lontano: si tratta di acquisire la stessa prospettiva a lungo termine di cui scrivono Halliday e Bjornerud, cosa quantomai necessaria nel tempo dell’Antropocene.


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