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Un’ora con Renata Tebaldi

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Un documentario RAI di Emilio Pozzi ed Edmo Fenoglio racconta la vita, l’opera e la voce di Renata Tebaldi, proponendo un incontro con la grande cantante lirica.

Nata a Pesaro nel 1922, Renata Tebaldi debuttò durante la guerra facendosi presto conoscere e apprezzare dal maestro Toscanini che la volle l’11 maggio 1946, giovanissima e ancora semisconosciuta, a cantare per l’inaugurazione del restaurato Teatro della Scala, ove eseguì il Te Deum di Verdi.

L’episodio le valse il soprannome di “voce d’angelo”, con cui da allora fu nota e cara al pubblico e agli estimatori di peso, come Eugenio Montale. Nel corso degli anni Cinquanta divampò un’accanita rivalità con Maria Callas, sostenuta e gonfiata dalla stampa, che rese celebri le due interpreti anche fuori del mondo dell’opera. La disputa tra le due primedonne si concluse con una riconciliazione che le riappacificò. Tanto diverse per stile (la Tebaldi come simbolo dell’arte pura, apollinea e cristallina, la Callas tormentata, dionisiaca e sofisticata) e per repertorio, le due grandi interpreti hanno segnato un’epoca.

Su Auralcrave Massimo Scaccaglia racconta la loro storia e i termini di un confronto tra le due grandi artiste, non solo vocale, ma archetipico. Una rivalità tra carisma (Maria Callas) e purezza (Renata Tebaldi).

Da una parte l’arte che incarna tutto il carico esistenziale, rappresentandolo persino nelle più oscure pieghe, e dall’altra l’arte come trascendenza, come salto nel sublime.

Secondo Scaccaglia Maria Callas aveva dalla sua la modernità e una personalità fortissima.

Maria Callas era sempre “se stessa” a prescindere dalle opere e dall’autore: una personalità prevaricatrice e una presenza scenica minimale e densissima, non riproducibile in vinile. Delizia per i detrattori nella loro costante difesa della “sacralità” della partitura, ma sicuramente non una Croce per chi vedeva in lei il rinnovarsi della tradizione operistica.

La Tebaldi invece è la preferita dai puristi verdiani e di lei così scrive il Museo Storico Renata Tebaldi:

Il peso storico che la sua grande Desdemona, la sua tragica Tosca, la sua struggente Mimì, la sua appassionata Manon hanno assunto: esempi per il futuro, indelebili ricordi per chi ha avuto la fortuna di udirne l’esecuzione da quella voce che dell’angelo aveva il suono e della donna il cuore.

Immagine: ritaglio di un’articolo del 1956 con un’intervista doppia alle due grandi artiste.

 


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