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Cheese – gennaio 2023

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Delilah, Delilah
Oh my, oh my, oh my
You’re irresistible
You make me smile
When I’m just about to cry
You bring me hope
You make me laugh and I like it

Delilah, Queen da Innuendo (1991)

Dopo le uscite “didattiche” di ottobre e novembre 2022 e il Mucconcorso fotografico, che ha monopolizzato il mese di dicembre, torniamo alla routine di Cheese, proponendo un tema che nei commenti potrete arricchire con le vostre fotografie. Questa volta parliamo di ANIMALI.

Sono soggetti ai quali non sappiamo resistere, sia che si tratti di esemplari della fauna selvatica nei quali abbiamo la fortuna di imbatterci, sia che siano i nostri beniamini di casa che diventano i protagonisti delle nostre fotografie.

BBC.com in un pezzo uscito un paio di anni fa ci racconta come il lavoro dei fotografi naturalisti stia cambiando il modo in cui vediamo gli animali:

Il modo in cui gli animali sono percepiti è importante, soprattutto perché la perdita di habitat selvaggio in tutto il mondo sta portando persone e animali a più stretto contatto e perchè altre attività umane, dal bracconaggio al commercio di animali esotici, stanno portando molte specie verso l’estinzione. Gli animali sono minacciati dagli esseri umani, piuttosto che essere una minaccia per gli esseri umani. Molto prima che i pangolini facessero notizia come possibile fonte del coronavirus nei mercati della fauna selvatica di Wuhan, il fotoreporter Brent Stirton ha contribuito a portare questo animale poco conosciuto all’attenzione globale come il mammifero più oggetto di commercio al mondo, per le sue squame utilizzate (nonostante non abbiano proprietà medicinali) nella “medicina” tradizionale cinese. La sua serie “Pangolins in Crisis “ha vinto il primo premio nella categoria Natural World & Wildlife dei Sony World Photography Awards.

Ami Vitale (National Geographics) e il suo lavoro sugli orsi del Sichuan, Nick Brandt col suo progetto con gli animali selvaggi fotografati in ambienti urbani, Daisy Gilardini che fotografa orsi polari e pinguini, Nelis Wolmarans che immortala le grandi scimmie, sono solo alcuni degli artisti impegnati in questo nuovo modo di descrivere la fauna selvatica, nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica e contribuire al salvataggio degli habitat naturali e delle specie che li popolano.

Molti fotografi naturalisti, come Gilardini, Marina Cano, Marsel van Oosten o Thomas D Mangelsen, creano immagini che spesso rivelano le qualità “umane” degli animali: legami famigliari, giocosità, umorismo o momenti teneri. “Con i gorilla che condividono il 98,4% del nostro corredo genetico, si tratta più di fotografare ‘qualcuno’ che ‘qualcosa'”, è così che Nelis Wolmarans descrive il suo lavoro con le grandi scimmie.

FixTheFoto presenta invece 15 fotografi specializzati nel ritrarre gli animali, tra i quali Frans Lanting, Zack Clothier, Cristina Mittermeier, Ami Vitale e Laurent Ballesta. Artisti talentuosi che lavorano per le migliori riviste, realizzando immagini stupefacenti della fauna selvatica immortalata nel suo habitat naturale.

Una galleria di immagini uscita nel 2015 su The Guardian, intitolata Four legs good: a history of photographing animals – in pictures”, dimostra invece come gli esseri umani fotografino gli animali sin da quando è stata inventata la fotocamera: dai cavalli al galoppo di Eadweard Muybridge ai cani selvatici dell’attuale Sudafrica.

Nel 2021 il National Geographics ha pubblicato un articolo dal titolo “A year into the pandemic, Nat Geo photographers turn their lenses on pets” nel quale si narra come i fotografi naturalisti della rivista,  rinchiusi nelle loro case a causa della pandemia, abbiano rivolto i loro obiettivi verso gli animali domestici che in quel periodo sono stati un grande supporto emotivo per molte persone costrette all’isolamento e alla quarantena.

Finiamo con Elke Vogelsan, fotografa tedesca specializzata in “pet photography”: due passioni che insieme sono diventate un lavoro e un successo commerciale, così come è stato per Christiane Slawik con i cavalli.

E ora tocca a voi. Non ditemi che non avete mai fotografato un cigno, un paio di anatre in un laghetto, un “cervo a primavera”. Cercate le più belle foto di quel birbante del vostro gatto o di quel monello del vostro cane, rispolverate gli scatti del safari fotografico in Africa di un paio di anni fa (o più). Noi siamo ansiosi di vederle.

PS: grazie a Nico per avermi dato l’idea del tema pubblicando al bar una bella fotografia del suo gatto alla finestra.

 

 


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