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Cosa ho imparato seguendo la mia gemella cattiva

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Naomi Klein (nota soprattutto per No Logo) e Naomi Wolf autrice del Mito della bellezza sono due saggiste nordamericane che oltre al nome condividono le origini ebraiche, qualche tratto somatico e soprattutto il fatto che i loro primi libri siano stati apprezzati da una certa area politico culturale progressista.
Qualche volta è capitato che venissero confuse e che una sia stata citata al posto dell’altra o che sui social si mettesse un tag sbagliato. Equivoci che non hanno mai costituito un problema sinché Naomi Wolf non ha cominciato ad abbracciare teorie del complotto sempre più estreme e questo ha avuto conseguenze anche su Naomi Klein. La situazione ha fatto sì che, come “il nostro eroe” del Sosia di Dostoevski, Klein abbia cominciato a seguire la sua dopplegänger e sia finita sia nella tana del Bianconiglio.
Da qui è nato Doppio. Il mio viaggio nel Mondo Specchio, un libro che si distacca nettamente dalla passata produzione dell’autrice canadese, per tipologia di racconto e per stile. Partendo dalla propria crisi d’identità, Klein racconta il disagio diffuso nella società e lo attribuisce a forme di sdoppiamento che tutti noi viviamo a vari livelli, dalle relazioni personali al rapporto con la tecnologia e la politica. Ne parla Alessio Marchionna su Internazionale.

Il primo stadio di ogni incontro con il proprio doppelgänger è lo spaesamento:

“Ci si sente umiliati nell’essere scambiati continuamente con un altro perché si ha la conferma di non essere unici ma intercambiabili. E qualsiasi cosa si faccia per dissipare la confusione in realtà non si fa altro che attirare l’attenzione sul proprio doppio, correndo così il rischio di cementare ancora di più quest’indesiderata associazione nella mente della gente”. […] Il confronto solleva inevitabilmente domande destabilizzanti dal punto di vista esistenziale: sono chi penso di essere o sono invece la persona che gli altri percepiscono? E se le persone cominciano a confondermi con qualcun altro, allora chi sono io?

Per Klein questa crisi era dolorosa perché Wolf, come una gemella cattiva, si stava appropriando di alcune delle sue idee e le stava usando per promuovere un messaggio opposto al suo. Prendeva di mira gli stessi bersagli che Klein ha sempre analizzato e contestato – le multinazionali, i miliardari, le aziende tecnologiche, il governo degli Stati Uniti – ma invece di arrivare a una critica del sistema capitalistico elaborava teorie completamente false che in fin dei conti colpivano soprattutto le minoranze.
Studiando l’ambiente in cui ora si muoveva “l’altra Naomi” Klein si è trovata di fronte una realtà parallela apparentemente molto simile alla sua ma in cui il senso e il significato di molte cose erano ribaltati, come in un’immagine restituita da uno specchio deformato. Ha chiamato quella realtà il “Mondo specchio”. […] Alla fine del suo viaggio Klein arriva alla tesi centrale del suo libro: come i singoli individui, anche i sistemi politici e le società hanno un doppelgänger che è sempre sul punto di prendere il sopravvento.

Ma dal confronto con il doppio c’è anche la possibilità di una svolta positiva almeno dal punto di vista individuale.

“Ripensando ai miei guai, mi rendo conto che nel complesso mi hanno aiutato a raggiungere in una certa misura la libertà dalla tirannia del mio Io”, “Quella che è cominciata come una forma di autodifesa (riaffermerò la proprietà delle mie idee, della mia identità!) è diventata pian piano una forma di autorinuncia, di distacco da sé. Mettendo in crisi il mio brand, introducendo una massiccia dose di ironia nella serietà con cui un tempo prendevo la mia immagine pubblica e mostrandomi quanto sia triste passare la vita a cercare di essere influente, l’Altra Naomi non mi ha lasciato altra scelta che distaccarmi da quella versione recitata e scissa di me stessa. Così facendo ho ritrovato una maggiore calma. E come mi ha insegnato tanto tempo fa John Berger, ‘la calma è una forma di resistenza’”.

Soprattutto si deve ripassare dalla empatia e dalla tolleranza, Klein non nutre alcun rancore verso Wolf che reputa che sia stata spinta verso certi lidi anche da un certo bullismo su internet. “Credo che dovremmo guardarci un po’ allo specchio. Quando ci troviamo a far parte di una di queste folle di invasati online, dovremmo ricordare che se spingiamo le persone fuori da certi spazi, non scompaiono. Molte vanno da qualche altra parte, dove fanno molti danni”


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