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Erbari tra passato e futuro

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Charles C. Davis, professore presso il Dipartimento di Ecologia e Biologia Evoluzionistica dell’Università di Harward, ha pubblicato un articolo sul futuro degli erbari, uscito anche su ScienceDirect.

Gli erbari sono sempre stati un ottimo strumento per la scoperta e l’identificazione delle piante e grazie alle nuove conoscenze e tecnologie sono oggi in grado di fornirci moltissime informazioni genetiche, ancora in larga parte da investigare.
Secondo Davis il “metaerbario globale”, al quale la comunità scientifica mondiale dovrebbe contribuire moltiplicando gli sforzi di digitalizzazione e condivisione,  aiuterà e stimolerà gli studiosi nell’affrontare le sfide del futuro, anche in termini di protezione delle specie che rischiano l’estinzione.

The ~400 million specimens deposited across ~3000 herbaria are essential for: (i) understanding where plants have lived in the past, (ii) forecasting where they may live in the future, and (iii) delineating their conservation status. An open access ‘global metaherbarium’ is emerging as these specimens are digitized, mobilized, and interlinked online. This virtual biodiversity resource is attracting new users who are accelerating traditional applications of herbaria and generating basic and applied scientific innovations, including e-monographs and floras produced by diverse, interdisciplinary, and inclusive teams; robust machine-learning algorithms for species identification and phenotyping; collection and synthesis of ecological and genomic trait data at large spatiotemporal and phylogenetic scales; and exhibitions and installations that convey the beauty of plants and the value of herbaria in addressing broader societal issues.

Gli erbari sono da intendersi anche e soprattutto come magazzini di dati genetici su larga scala, materiale di studio per la conservazione delle specie, ma anche strumenti per comprendere meglio la storia dell’uomo e il suo rapporto con le piante. Lo studio degli erbari consente infatti di tracciare la storia genetica dell’addomesticamento nel corso del tempo, far luce sui processi di migrazione umana, caratterizzare il cambiamento antropogenico durante il Quaternario, mappare l’origine e la diffusione dei patogeni delle colture, esplorare le basi genetiche delle invasioni e delle estinzioni delle specie e molto altro.

Evolutionary biologists increasingly are collaborating with anthropologists and archeologists to sequence and interpret complete genomes of plant specimens and subfossils in herbaria to illuminate the origins of domesticated species essential for feeding, sheltering, and physically, mentally, and spiritually healing humans [5,26,61., 62., 63.]. Such explorations, once unimaginable, touch on myriad topics central to humanity, including: tracking the genetic history of domestication through time, illuminating patterns of human migration, characterizing anthropogenic change during the Quaternary, mapping the origin and spread of crop pathogens, exploring the genetic basis of species invasions and extinctions, resolving species boundaries, and incorporating extinct variation to investigate biodiversity change through time [20,26,58,64]. Beyond these applications of ancient DNA, herbaria also are central to understanding the fates of modern crops essential to humans. Recent efforts combining geographic ranges extracted from herbarium data with germplasm and seed-bank data indicate that the small number of species that separate us from starvation are facing dramatically shifting areas where they may grow. Generally, these taxa also are poorly represented in seed and germ-plasm banks required to safeguard us against their devastating and unexpected loss [65]. Moreover, similar large data syntheses and metanalyses are unavailable for the >30 000 medicinal plant (and fungal) species that form an important component of the modern pharmacopeia [66].

Un bell’articolo di Piero Cuccuini, sulle pagine del Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Firenze, narra invece la storia dell’ Herbarium Centrale Italicum (pdf), dalle origini delle prime collezioni agli illustri personaggi che incrementarono il patrimonio dell’erbario.

Già nel 1855, durante la gestione di Parlatore, l’Erbario di Firenze aveva acquisito la grande collezione di Philip Barker Webb, un erbario privato di grande consistenza e di grandissimo valore scientifico. Successivamente, nel 1867, era pervenuto il corpus delle raccolte di Antonio Figari (1804-1870) relative a campioni provenienti da una parte non piccola del vecchio Impero Ottomano. Altre due collezioni giunsero da due botanici di valore; il primo fu Antoine Lauren Apollinaire Fée (1789-1874), un famoso crittogamista francese, in particolare studioso di felci; costui, dal 1844 al 1854, fece pervenire a Firenze oltre 6.600 campioni, in gran parte venduti, che erano stati raccolti da molti botanici in tutto il mondo. L’altro fu il famoso botanico inglese Joseph Dalton Hooker, che dal 1848 al 1862 inviò in scambio quasi 4.000 exsiccata provenienti dall’India Settentrionale e dalla catena Himalajana.

E per finire uno sguardo all’erbario dei Kew Gardens, anch’esso in fase di digitalizzazione.

Our Herbarium holds vast quantities of data still to be unlocked. That’s why we’re embarking on a large-scale project to digitise the collection and make the data freely available online to anyone, anywhere. Digitisation and digital innovation will allow data sharing of images and data to countries of origin, while helping scientists around the world conserve plants and find solutions to some of the most critical challenges facing humanity, for example the next generation of climate-resilient crops.


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