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Gianni Rodari e la scienza

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Un articolo a firma di Pietro Greco pubblicato su Prisma Magazine ci parla di come la scienza, la tecnologia e in particolare l’inizio dell’era spaziale abbiano influito su Gianni Rodari plasmandone l’arte di raccontare il mondo ai bambini attraverso fiabe e filastrocche.

Era il 12 di aprile del 1961 quando il sovietico Jurij Gagarin, primo in assoluto, volava nello spazio. Un anno e nove giorni dopo, il 21 aprile 1962, si apriva a Seattle, negli Stati Uniti, il Century 21 Exposition Seattle World’s Fair, più brevemente Expo 1962, dedicato a “L’uomo nell’era dello spazio”. Quello stesso anno un noto scrittore italiano per l’infanzia, Gianni Rodari, abbandona improvvisamente i protagonisti delle sue prime (e bellissime) favole – Cipollino, Pomodoro, il Principe Limone, personaggi, per così dire, «frutta e verdura» – e propone il suo primo libro magico sull’uomo nell’era dello spazio, Il Pianeta degli Alberi di Natale, «perché ormai devo scrivere per i bambini di oggi, astronauti di domani». Gianni Rodari – il più grande scrittore italiano per l’infanzia del XX secolo e con Carlo Collodi di ogni tempo – è nato a Omegna il 23 ottobre 1920, esattamente cento anni fa, ed è morto a Roma il 14 aprile 1980: quarant’anni fa. Come Collodi, è stato capace di riscrivere la «grammatica della fantasia» per i bambini (e gli adulti) dei nostri tempi. Come Collodi, ha utilizzato lo strumento della fiaba per raccontare il mondo reale, con le sue crudezze, le sue contraddizioni, le sue opportunità. A differenza di Collodi che lo ha concentrato in un unico, straordinario capolavoro, Le avventure di Pinocchio, Gianni Rodari ha proposto il suo realismo magico in una serie enorme di opere di diverso genere (romanzi, racconti, canzoni, filastrocche), nessuna delle quali spicca inequivocabilmente sulle altre.

 

Immagine da Wikimedia Commons

 

 


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