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I pupazzi di Paul Klee e il mondo delle marionette

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Kenneth Gross, per Public Domain Review, esplora il mondo dei burattini creati dall’artista Paul Klee e la loro relazione con l’innocenza in un lungo articolo ricco di immagini.

Paul Klee, pittore tedesco esponente dell’astrattismo, ha costruito dei burattini per il figlio, servendosi di materiali di recupero.

Built for his son from the scraps of daily life — matchboxes, beef bones, nutshells, and plaster — Paul Klee’s hand puppets harbour ghosts of human feelings, fragile communications from a world most adults have left behind. Kenneth Gross compares these enchanted objects to angelic figures, in Klee’s artworks and the poetry of Rainer Maria Rilke, helping us dance as well as wrestle with their visions of innocence.

Secondo l’autore dell’articolo i burattini ci avvicinano a qualcosa di simile all’innocenza:

Puppet theater draws us closely to something like innocence. This theater feeds on intensities of imaginative love that are native to children at play, so ready to transform ordinary objects into something else, to give these objects a surprising life, to allow them to crystallize thoughts otherwise invisible. It taps archaic appetites, refusing the control of narrow social rules and established forms of politeness. The puppet’s speech is often close to the unformed babble of infants, the naked gestures of small children. There are hauntings and enchantments possible in this theater that belong to worlds most adults have left behind.

Il teatro dei burattini si nutre secondo Gross di intensità tipiche dei bambini durante il gioco e la lingua dei burattini spesso ricorda il balbettio inarticolato dei neonati e i gesti semplici dei bambini piccoli.

With their arms lifted up like wings, their astonished, open eyes, their gaiety and childlike mien, even their very ugliness, Klee’s hand puppets mirror the pictures of angels he made throughout his career.

Anna Vittoria Zuliani su Artribune ha presentato quest’anno la mostra allestita a Palazzo Magnani a Reggio Emilia sulle marionette, terminata a metà marzo e intitolata  Marionette e avanguardia:

Marionette e Avanguardia, a cura di James Bradburne, membro del Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani, è una mostra unica nel suo genere. Conduce il visitatore in un mondo di incanto e stupore.
Marionette e burattini sono rappresentazione del “sentimento genuino del gioco e della meraviglia” (Oskar Schlemmer). L’esposizione si propone di approfondire gli autori che hanno preso sul serio i puppets, contro un’epoca materialistica che ha perso il piacere del gioco. Mette in luce il ruolo tutt’altro che secondario di queste figure, apparentemente innocue e marginali.
Nella storia, i burattini sono stati protagonisti di mondi migliori, figure per la satira, portatori di idee di ribellione contro le condizioni politiche e sociali.

Su Finestre sull’arte la recensione della mostra a Reggio Emilia:

È perciò una mostra capace di affascinare tutti, grandi e piccini. Chi l’ha detto che burattini e marionette sono cose solo da bambini? Basti pensare, ed è questo uno dei principali obiettivi di questa mostra, che gli artisti del primo Novecento, anziché considerare i “fantocci” come semplici giochi infantili, vi hanno visto un grande potenziale, partendo dalla curiosità giovanile, sia per immaginare attraverso le stesse rappresentazioni un mondo migliore sia come strumenti di cambiamento sociale nelle rivoluzioni che segnarono la prima metà del secolo. La riappropriazione delle marionette e dei burattini da parte delle avanguardie europee all’inizio del Novecento è calata perciò nel contesto del periodo storico, nel senso che, ad eccezione delle tradizioni indigene, spesso gli artisti realizzano queste creazioni proprio per presentare la società in cui vivono, con l’intento di spezzare quel confine tra arte e vita; per criticare le condizioni politiche e sociali e magari immaginare un mondo migliore, diffondendo così queste idee attraverso nuove modalità di espressione visiva, come una sorta di gioco creativo che tuttavia portava con sé significati più profondi e attuali.


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