Dopo la sbornia del GiocAosta, mettiamo in pausa i giochi da tavolo per proporre questo excursus sui Giochi di ruolo che non sono solo avventure di Dungeons and Dragons.
Questa settimana rimaniamo sempre nella tana dei Goblin ma interrompiamo la carrellata dei 100 giochi che hanno fatto la storia per parlare di un’altra classifica, quella dei giochi preferiti, nata per farci conoscere un po’ meglio alcuni designer e i gusti che li caratterizzano.
La sua fama è dovuta a due cose: è uno dei primi giochi di Richard Breese, autore famoso per la sua serie “Key”, ed è ufficialmente riconosciuto come il gioco che inventa il piazzamento lavoratori.
Nel 1967 la Avalon Hill pubblica Jutland, primo gioco firmato da Jim Dunnigan, allora poco più che un lettore che aveva criticato per lettera le tabelle sempre uguali dei wargame della casa.
Anche quest’anno con una sfarzosa, per i tedeschi, cerimonia è stato assegnato il prestigioso Spiel des Jahres; malgrado sia il premio assegnato al miglior gioco pubblicato nell’anno in Germania, da sempre, vista la dimensione del mercato tedesco, ha una risonanza che va al di fuori dei confini nazionali e può a buon diritto essere considerato il premio ludico più prestigioso al mondo tanto che il solo essere nominati nella long list (la lista dei giochi consigliati tra cui i giurati sceglieranno la terna da cui uscirà il vincitore) dà notevole impulso alle vendite del gioco stesso, per non parlare dell’entrare in finale, col permesso di mettere in copertina il logo dello Spiel.
Il simbolo del passaggio generazionale dal maestro all’allievo.
Nel 1988 la Hasbro (con il marchio MB) pubblica Inkognito, secondo gioco firmato dalla coppia Alex Randolph e Leo Colovini — il primo pioniere del game design, il secondo suo allievo e oggi tra gli autori italiani più noti a livello internazionale.
Il gioco che ha creato un nuovo modo di interpretare lo scontro tra potenze militari
Imperial è un eurogame competitivo di Mac Gerdts che trasla lo scontro tra nazioni europee sul piano economico: i giocatori non controllano un esercito, ma investono capitali nelle potenze in guerra, diventando azionisti di governo.
Penso sia anche per questo, in questa ultra digitalizzazione della nostra esistenza, che negli ultimi anni c’è stata un’esplosione di qualcosa di principalmente ‘fisico’ come un gioco da tavolo.
Vi sono momenti che non dimenticheremo mai perché è allora che tutto è cominciato. Oggi celebriamo un gioco leggendario. Oggi rendiamo onore a HeroQuest.
Rieccoci a parlare dei 100 giochi; questa settimana con una vera pietra miliare, basti pensare che al di là di tutto il resto, è stato il primo gioco ad inserire il segnapunti sul bordo del tabellone; è sicuramente un gioco ancora oggi validissimo malgrado la sua estetica un po’ spartana, se capite cosa intendo.
Questa settimana proponiamo un’interessante chiacchierata che il blog My GdT, ha fatto con Spartaco Albertarelli (uno dei decani del gioco da tavolo in Italia, link per chi non lo conoscesse) qui la prima e la seconda parte del video Una chiacchierata interessante che accoglie l’IA senza demonizzarla a priori, un discorso sulla linea di quello che fece Mark Harris all’Hookifest del 2025, in poche parole ha paura dell’IA solo chi non riesce a padroneggiarla.
E anche questa Play ce la siamo levata dai… (cit) ma non possiamo archiviare la manifestazione ludica per eccellenza in Italia senza annunciare il nome del vincitore del prestigioso Premio, oramai giunto alla sua dodicesima edizione.
Siamo entrati nella settimana di Play quindi anche oggi niente per la serie I 100 giochi e nessun diario dell’autore ma la Guida definitiva alla Play di Giochi sul nostro tavolo e l’articolo che presenta gli spazi che saranno gestiti dalla Tana dei Goblin, per chi ci sarà, per chi purtroppo no ma soprattutto per chi non conosce Play e magari avrà voglia di visitarla l’anno prossimo.
Questa settimana proponiamo un interessante articolo da Board Game Geek nel quale Nestore Mangone racconta la genesi e la storia del suo gioco Stupor Mundi ambientato alla corte di Federico II (qui per i più pigri come il sottoscritto, l’articolo in italiano che si trova sul sito della Tana dei Goblin).
Ohibò, un gioco di corse senza i dadi, com’è possibile tale diavoleria?
Eppure è proprio così: Hare & Tortoise, pubblicato nel 1974 dall’inglese David Parlett — studioso di giochi oltre che autore — ribalta completamente la logica del classico gioco di percorso.
Anche questa settimana rimaniamo in ambito wargame, ma con un gioco decisamente alla portata di tutti — l’articolista lo paragona a Stratego (e chi non ci ha giocato da ragazzino?) ma meglio.
Questa settimana niente classifiche o recensioni, in occasione della Milano Design Week 2026 presso il palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno è allestita la mostra 0-99 Design per gioco
Dagli albori della civiltà al game design dei giorni nostri, la speranza per noi giocatori da tavolo moderni è che al di là della presentazione dei grandi classici come Monopoly e Risiko (aahrgh.
Oggi si parla di un gioco che ha cambiato un intero genere, dell’unico american che piace agli eurogamer.
Siore e Siori: Gloomhaven, un gioco che è riuscito a prendere un genere, migliorarlo, creare qualcosa di nuovo, espanderne i confini e conquistare infine il mondo del gioco da tavolo, fungendo da esempio e ispirazione per tanti giochi venuti dopo.
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