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Il limite invalicabile

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In un’intervista di Giulio Calella pubblicata su Jacobin Italia, Francesca Coin discute del suo ultimo lavoro, Le grandi dimissioni (Einaudi, 2023).

La prima volta che abbiamo sentito il termine Great Resignation è stato nel 2021 negli Stati uniti, dove si era registrato un aumento delle dimissioni individuali di circa il 20% rispetto al 2019, arrivando a 48 milioni di persone che si sono dimesse dal proprio lavoro in un anno. Inizialmente si è pensato a un semplice rimbalzo post pandemico dopo il congelamento del lockdown – ossia a un recupero delle mancate dimissioni del 2020 – ma le dimissioni sono cresciute ancora nel 2022, arrivando negli Usa a 50 milioni di persone. Questa crescita si è subito rivelata non solo un fenomeno del mercato del lavoro statunitense: dati simili si sono visti anche in Cina e naturalmente in Italia, con un aumento delle dimissioni del 30% rispetto al periodo pre-pandemia con 2 milioni di persone dimesse nel 2022.

Francesca Coin, sociologa all’Università di Lancaster che si occupa di lavoro e diseguaglianze sociali, ha condotto un’inchiesta sul mondo del lavoro e il fenomeno delle dimissioni.

Francesca Coin nel suo libro Le grandi dimissioni (Einaudi, 2023) ha indagato a fondo questo fenomeno per capirne origini, composizione e possibili conseguenze sociali e politiche, intervistando centinaia di persone che si sono dimesse in Italia negli ultimi due anni. Ne è uscita fuori una vera e propria inchiesta sul mondo del lavoro di oggi, con le dimissioni come angolo di visuale per indagare le condizioni materiali e di vita della working class contemporanea.

L’intervista termina con questa riflessione:

Tutte le interviste che ho fatto mettono l’accento sul rifiuto di ciò che toglie dignità. Per molti versi, è un processo che mi ricorda L’uomo in rivolta di Albert Camus. «Che cos’è un uomo in rivolta?», si chiede Camus. È innanzitutto una persona che dice no. Questo no significa che certe forme di sfruttamento sono durate abbastanza, «fin qui, sì, al di là, no», scrive Camus, perché alcune pratiche umilianti sono «andate troppo in là». Camus fa l’esempio di un funzionario che ha ricevuto ordini per tutta la vita ma a un certo punto si rifiuta di riceverne uno ulteriore. Questo no afferma l’esistenza di una frontiera, un confine oltre il quale non si può andare. Il confine mostra che esiste un limite che i datori di lavoro non possono varcare, perché se lo varcano quel comando andrà a ledere la dignità di chi lavora.


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