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Il mito che non se ne va: dimenticare la Sezione Aurea [EN]

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Su suggerimento e a cura di @Vittu.

 

Un recente articolo di Fasto.co Design fa chiarezza su uno dei miti (sfatati) più duri a morire nel mondo della progettazione e della critica d’arte: l’intrinseca bellezza della sezione aurea. L’idea che le proporzioni siano un elemento estetico decisivo ha una lunga tradizione (risalente almeno a Vitruvio) ma in pochi sanno che la sezione aurea è diventata “speciale” solo negli anni ’30 del XIX° secolo, affermandosi poi come proprietà estetica per eccellenza grazie a un esperimento (poi confutato) di Gustav Fechner, celebre padre della psicofisica.
Tra le tante convinzioni sbagliate, le più celebri riguardano la rilettura storiografica che vuole la sezione aurea decisiva nella progettazione delle piramidi, della facciata del partenone e addirittura nelle proporzioni umane, tanto da essere il principio generatore anche del Modulor di Le Corbusier, misura antropometrica divenuta uno dei simboli dello Stile Internazionale.
Dall’800 al “Codice DaVinci” di Dan Brown, quindi, il fascino del rapporto tra Bellezza e Sezione Aurea non si è mai fermato, al punto che Keith Devlin, matematico (e divulgatore) alla Stanford University, l’ha definita “il mito che non se ne va”.

 

Immagine in pubblico dominio da pixabay


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