Il sito Arte Svelata presenta la prima parte di un articolo dal titolo La Natura morta nel Seicento.
Nell’articolo si introduce il concetto di natura morta e quale significato ha avuto per l’arte rinascimentale.
La Natura morta è un genere artistico che raffigura oggetti inanimati — fiori, frutta, cacciagione, utensili — come soggetti autonomi. Le sue radici sono antichissime: già presenti nell’arte egizia, mesopotamica, greca e romana, e poi nelle miniature medievali e nei dipinti fiamminghi del Quattrocento. Il primo esempio italiano autonomo è attribuito a Jacopo de’ Barbari (1504). Il termine inizia a diffondersi nel XVII secolo nei Paesi Bassi ma ancora in Francia, Charle le Brun lo definiva un genere minore della pittura, di minor valore rispetto alla pittura storica, al ritratto o al paesaggio.
Tra Cinquecento e Seicento, tuttavia, l’interesse per il naturalismo cresce sempre di più e frutta, fiori, cibo e oggetti vari passano da essere dettagli di contorno a soggetti principali nei dipinti, in particolare nella pittura delle Fiandre e del Nord Italia. Alcuni pittori italiani, come Annibale Carracci e Vincenzo Campi sono ricordati come precursori del genere, grazie alle loro minuziose, quasi enciclopediche rappresentazioni di frutta e ortaggi, come nella tradizione fiamminga.
La figura decisiva che ha deciso la dignità artistica della Natura morta è Caravaggio. Nei suoi dipinti giovanili (Bacchino malato, Ragazzo con canestra di frutta, Bacco) gli oggetti diventano protagonisti. La Canestra di frutta (1599) è considerata un capolavoro assoluto del genere. Gli vengono attribuite anche altre Nature morte, a testimonianza dell’influenza che la sua pittura ha avuto nella diffusione dello stile.
Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, a Roma, si forma una vera scuola di Natura morta caravaggesca. Un pittore anonimo, noto come Maestro di Hartford, riprende la luce drammatica e il realismo del maestro lombardo, contribuendo alla diffusione del genere nella capitale. Negli anni successivi emergono altri artisti, come il Maestro della Fiasca di Forlì, che dipinge oggetti comuni con un’intensità quasi teatrale.
Successivamente, nel Sud Italia in generale e a Napoli in particolare la Natura morta trova un terreno fertile. La famiglia Recco domina la scena con dipinti di pesci, frutta e oggetti quotidiani, caratterizzati da un realismo sorprendente e da una grande abilità tecnica. Giuseppe Recco diventa persino famoso in Spagna, dove le sue opere sono molto apprezzate. Nel Nord Italia, invece, emerge una figura originale: Evaristo Baschenis, specializzato in Nature morte di strumenti musicali. Le sue composizioni sono silenziose, eleganti, quasi meditative. Tanto che molti pittori cercano di imitarlo, contribuendo alla diffusione del suo stile.
È interessante notare che le varie Nature morte conservate nei musei e nelle collezioni private non sono utili solo agli storici dell’arte, ma anche a botanici, naturalisti e storici dell’alimentazione, in quanto sono una fedele rappresentazione di cosa si poteva trovare nei mercati cittadini di molti paesi e nelle dispense delle persone abbienti, ma anche di quali tipologie di frutta e verdura venissero coltivate a quei tempi.


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