stiamo tranquilli…

L’arte puo salvarci dalla scienza?

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Lucy Ellmann su The Baffler discute dell’annoso contrasto tra il mondo tecnico-scientifico e il mondo delle arti letterarie e pittoriche, illustrando le conseguenze della scienza e della tecnologia nella vita quotidiana contro l’aspetto liberatorio presentato dalla letteratura e dall’arte.

Non sono un appassionata di sport: penso che la gente dovrebbe correre solo se è per salvare una vita. La vita di qualcun altro. (Questi corridori vengono sempre verso di te, ansimando – nel bel mezzo di una pandemia!) Ma mi dispiace per l’atleta ipovedente alle Paralimpiadi di Tokyo che si è scontrato con un autobus senza conducente. Per fortuna, non è stato ferito gravemente, ma l’incidente illustra il nostro incanto condannato con la scienza e la tecnologia.
Prima, qualche scienziato un po’ naive se ne esce con qualche idea per un nuovo aggeggio — veicoli robotici, diciamo! — poi, in soggezione a qualsiasi progresso scientifico, qualche azienda o governo o miliardario compra l’idea. L’aggeggio viene realizzato. E alla fine… ne veniamo tutti annientati. La stessa cosa è successa con la bomba atomica.

L’articolo è provocatorio ma prova ad analizzare non solo la contraddizione tra due mondi, ma anche il perché non si parlino. Ellmann non è totalmente critica del progresso scientifico (per esempio loda i vaccini, cure dell’asma, etc.) ma non ignora i passi falsi a cui l’umanità è stata costretta, pur a fronte di indubbi vantaggi (come incroci di api poco accorti, Chernobyl, la fantascienza, aborti selettivi, etc.). L’autrice è scettica a riguardo di una possibilità di arte e scienza di parlarsi e comprendersi:

C’è chi sostiene che non c’è conflitto tra la scienza e le arti. Ma qualunque cosa questi affabulatori, crumiri, capitalisti, preti e altri bugiardi possano farvi credere, l’arte e la scienza non potranno mai essere amiche. Gli artisti hanno da dire agli scienziati tanto quanto i salmoni agli orsi che li divorano o l’erba al tosaerba. Primo Levi è forse l’unico scrittore che avrebbe dovuto tentare di scrivere di scienza. Cechov, Rabelais e Céline erano medici, ma l’hanno sensatamente tenuto per sé.

Ellman non è solo una saggista, ma una scrittrice che ha collezionato con il suo stile irriverente premi prestigiosi (Goldsmith, James Tait, finalista al Booker). Le sue interviste non mancano di attirare lodi e critiche, fornendo sempre una nuova prospettiva ai problemi dell’oggi:

C’è una sorta di frattura nel mio cervello tra gli uomini che conosco realmente – la maggior parte dei quali sono sempre stati perfettamente civili e gentili con me – e gli uomini di cui conosco le “gesta”, che non sembrano così gentili. Non credo che si tratti di paranoia. Una che sta troppo in casa e legge le notizie e ha troppa paura di essere rapinata se esce di casa. Penso che gli uomini si comportino davvero, come gruppo, molto male.


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