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Genocide resumes in Darfur as Sudan tears apart

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La narrazione della guerra in Sudan è spesso appiattita sotto una cortina di numeri, abbreviazioni e sigle, che danno l’idea che sia insieme troppo violenta e troppo futile per poter essere risolta. Perfino l’ultimo grande articolo sul tema della stampa internazionale – una storia di copertina dell’Atlantic da 10.000 parole – l’ha definita “la guerra intorno al nulla“, utilizzando signori della guerra e civili come una scusa per parlare in realtà dell’ordine globale internazionale.

Due articoli della rivista africana The Continent cercano di rimediare, offrendo una prospettiva dal basso. In questo numero, da p. 13 in poi, cinque sudanesi raccontano com’era la vita a Khartoum subito dopo la rivolta delle RSF, durante il conflitto urbano con le forze del governo, com’è stato fuggire a El Fasher nel Darfur e all’estero, e come l’esportazione di oro negli Emirati Arabi Uniti e in Egitto influenza il corso della guerra. In un altro numero, sempre a p. 13, si parla della presa e del massacro di El Fasher, dove le RSF stanno continuando il genocidio della popolazione locale iniziato dai Janjaweed.

In conclusione, anche un link per donare soldi.

In our pages and elsewhere, the story of the fall of El Fasher – the last Darfuri city to resist the Rapid Support Forces – is deeply distressing. We tell it because the massacres unfolding now, visible from space and in videos posted by the perpetrators themselves, became inevitable when the world looked away. That’s despite the siege lasting 500 days. And the same people being responsible for genocide in the same area two decades ago. On Monday, the Sudanese army negotiated a safe exit for its troops, abandoning a quarter of a million people as genocidal militias swept in. A trickle of famished survivors are walking 60km through open desert towards Tawila, where aid supplies are already low. Knowing this may leave you in despair, as it did our team, we are taking an unusual step: sharing a curated list of ways to support Sudanese civilians.

 


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