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Formula 1, da laboratorio tecnologico ad asset milionario

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Il vlogger Alberto Naska propone una spiegazione del fatto che alcuni costruttori di automobili continuano a partecipare con i loro modelli alle gare di Formula 1, sebbene la giustificazione usata in passato – sviluppare innovazioni tecnologiche da trasferire sulle automobili stradali – sia sempre meno sostenibile.

Oggi questo modello è del tutto superato perché la tecnologia delle vetture di F1 è troppo complessa per essere trasferita alle auto di serie, tranne qualcosa per le supercar, tuttavia la categoria ha assunto una rilevanza economica e finanziaria mai vista prima.

Grazie alla crescita globale guidata da Liberty Media, al boom delle sponsorizzazioni e a una nuova narrazione mediatica (il film F1, Drive to survive, ecc…) i team sono diventati aziende capaci di valere miliardi di dollari senza doversi prodigare a produrre alcunché ma solo girando in tondo su una ventina di circuiti sparsi per il mondo, per 10 mesi all’anno.

Per aziende come Mercedes, Ferrari, ecc… il team di F1 non è più un costo ma anzi un asset che genera grossi profitti, per cui alla domanda “Ha senso per i marchi automobilistici entrare in F1 ?” La risposta è indubbiamente sì, ma non perché viene considerato un laboratorio di tecnica e di ingegneria,  bensì come un investimento commerciale estremamente redditizio.

 


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