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Bhookii Gennaio 2026

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Spazio, l’ultima frontiera: questo mese parliamo di Fantascienza. Dato il campo sterminato di opere, ho pensato di proporre qualche titolo secondo me “imprescindibile” – consapevole che ne avrò dimenticati mille di altrettanto fondamentali.

Cominciamo dagli anni ’50, con tre mostri sacri:

  • Isaac Asimov è spesso considerato “il padre della fantascienza” e della sua vastissima produzione suggerisco due titoli: Io, Robot (per le Tre Leggi della Robotica) e il Ciclo della Fondazione (perché la psicostoria è la madre delle Space Operas)
  • Cronache Marziane di Ray Bradbury, che è più noto per Fahrenheit 451 ma questa antologia di racconti sulla colonizzazione di Marte è semplicemente un gioiellino
  • Le guide del tramonto (Childhood’s End) di Arthur C. Clarke, un romanzo sul primo contatto e sull’evoluzione umana – scritto una decina di anni prima del più celebre 2001: Odissea nello spazio.

Non posso però esimermi dal menzionare anche la mitica antologia italiana Le meraviglie del possibile (1959), che contiene capolavori come Sentinella e Fiori per Algernon.

Nella decade seguente la fantascienza risente dell’influsso della Guerra Fredda, diventando più pessimistica e psichedelica. Ne sono esempi lampanti le opere di Philip K. Dick, di cui segnalo in particolare La svastica sul sole (The Man in the High Castle) – in cui l’Asse ha vinto la WWII e occupato l’America assieme al Giappone – e Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (Do Androids Dream of Electric Sheep?) – più che altro perché ha ispirato Blade Runner.
Abbiamo però anche scrittori meno pessimisti, come Frank Herbert che scrive la saga di Dune: un pianeta desertico conteso per la Spezia, un world-building che ancora oggi resta ineguagliato.

Prseguendo negli anni ’70 cambiano ancora una volta i paradigmi: Douglas Adams si butta sull’umorismo con la sua Guida galattica per gli autostoppisti, in Russia Arkady e Boris Strugatsky ci raccontano di un cacciatore di alieni in Stalker, mentre Ursula K Le Guin (più nota come scrittrice fantasy) vince l’Hugo nel 1075 con I reietti dell’altro pianeta (quinto romanzo del Ciclo dell’Ecumene), un romanzo molto politico.

Negli anni ’80 c’è una nuova triade di Space Operas:

  • la Trilogia dello Sprawl di William Gibson, l’opera che ha inventato il Cyberpunk e previsto il cyberspazio
  • il Ciclo di Ender, di cui però alla fine si legge sempre solo il primo romanzo, Il gioco di Ender
  • il Ciclo della Cultura di Iain M. Banks, una Space Opera post-scarsità (ossia una società in cui il progresso tecnologico ha di fatto eliminato qualunque vincolo materiale sulla produzione di beni)

Passiamo quindi agli anni ’90, abbiamo superato il cyberpunk e la fantasciena si occupa ormai di nanotecnologie e di realtà virtuale, di singolarità e di altre tematiche avanzate.
Ci sono i Canti di Hyperion, una serie molto “meta” (omaggi a Chaucher, Keats, Teillhard de Chardin come se piovesse) e molto avvincente – un po’ tutti i romanzi di Dan Simmons lo sono; ma anche Snow Crash di Neal Stephenson, il romanzo che ha coniato il termine “metaverso” e che mescola linguistica, storia sumera e hackeraggio; e come dimenticare la Trilogia di Marte di Kim Stanley Robinson? Oggi è forse un po’ datata (soprattutto nello stile) ma come profondità di tematiche e di storytelling resta imbattibile.

Volevo concludere con qualcosa di post-2000, ma qui in particolare non saprei cosa indicare di imprescindibile perché il campo è ancora più vasto rispetto alle precedenti decadi. Mi limiterò a un paio di serie che ho apprezzato: Remembrance of Earth’s Past (quella de Il problema dei Tre Corpi) di Liu Cixin e Takeshi Kovacs (quella di Altered Carbon) di Richard K. Morgan. La prima perché è un esempio di fantascienza “asiatica”, la seconda perché ha un approccio molto interessante al concetto dei “cloni”.

Naturalmente si tratta solo di uno spunto per la discussione, qualsiasi libro di qualsiasi genere e formato è ben accetto!


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