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Fiumi intermittenti

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Un articolo de IlBoLive, dal titolo “Fiumi intermittenti: piccoli corsi d’acqua influenzano una (più) estesa rete globale” ci racconta una ricerca effettuata dal dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università di Padova, e pubblicata su Nature Water, nella quale scopriamo che

Circa l’80% della rete fluviale mondiale risulta essere non perenne, smettendo cioè di fluire almeno un giorno all’anno: per esempio, in Veneto oltre la metà del reticolo idrografico è costituita da tratti non-perenni.

Siamo abituati a immaginare un fiume come una linea continua sulla mappa, sempre presente e sempre in flusso. In realtà, la maggior parte dei corsi d’acqua del pianeta non scorre tutto l’anno: si attiva e si disattiva in base alle piogge e alle condizioni idrologiche locali.

Secondo lo studio, circa l’80% della rete fluviale mondiale è non perenne, cioè smette di scorrere almeno un giorno all’anno. In regioni come il Veneto, più della metà dei corsi d’acqua è intermittente. Questa scoperta è possibile grazie a una nuova metodologia basata su leggi di scala, che permette di includere anche i piccoli torrenti e ruscelli spesso ignorati nelle mappe tradizionali.

La ricerca mostra che i fiumi intermittenti non sono un’eccezione, ma la regola. I piccoli torrenti montani, numerosissimi e dinamici, rappresentano la parte più estesa della rete idrografica globale. Sono loro a determinare la reale lunghezza dei reticoli fluviali e a influenzare il funzionamento dei bacini, anche quelli molto grandi.

Ci siamo resi conto che erano stati trascurati tutti i canali con un’area a monte inferiore ai dieci chilometri quadrati, un valore molto ampio. Utilizzando leggi di scala, abbiamo stimato che in quello studio mancasse di fatto il 95% del reticolo idrografico globale. Ci siamo chiesti come sarebbero cambiati i numeri includendo tutta quella gran parte di piccoli torrenti e ruscelli minori che erano stati trascurati ma che costituiscono la maggioranza dei corsi d’acqua, in termini di lunghezza, a livello globale

Gli autori spiegano che uno studio precedente aveva sottostimato la lunghezza totale dei fiumi perché escludeva i canali con bacini troppo piccoli. Includendoli, emerge che tra il 70% e il 78% dei corsi d’acqua globali è intermittente, una percentuale molto più alta di quanto si pensasse.

Questi risultati mettono in discussione concetti amministrativi e ambientali consolidati. Per esempio, l’idea che un fiume “in salute” debba avere un flusso minimo costante tutto l’anno non è supportata dalle evidenze ecologiche: molti ecosistemi fluviali naturali prevedono periodi di asciutta, a cui flora e fauna sono adattate.

Il fiume, quindi, non è un’entità statica ma un sistema vivo che si espande e si contrae nel tempo. Questa visione dinamica ha implicazioni per la gestione delle acque, la tutela della biodiversità e la definizione stessa del dominio fluviale.

La prevalenza sistematica di corsi d’acqua non perenni in bacini idrografici di diverse dimensioni richiede un cambio di paradigma nella scienza delle acque. Questi risultati mettono in discussione l’idea che il dominio fluviale resti sempre uguale, dalle sorgenti alla foce

La ricerca apre scenari nuovi per la scienza idrologica. Se la rete fluviale cambia continuamente, anche i modelli che descrivono il funzionamento dei bacini devono evolvere. Comprendere questa dinamicità è fondamentale per gestire correttamente le risorse idriche in un contesto di cambiamenti climatici e pressioni antropiche.


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