Il blog “un italiano in Islanda” ci introduce al tema della gestione dei lupini in quel paese, trattato anche da un articolo di Planet Forward.
Il paesaggio islandese non è per niente “naturale”, ed è sempre stato modificato dall’uomo: i boschi di betulle che in origine ricoprivano una buona parte dell’isola furono abbattuti dai primi coloni vichinghi per creare pascoli, e la fortissima erosione portata dal vento e dal bestiame ha impedito che si ricostituisse il paesaggio originario, anche quando, nel XX secolo, si sono fatti sforzi imponenti di riforestazione. Da qualche decennio, però, sono stati introdotti i lupini (non quelli che conosciamo noi, ma una sottospecie originaria dell’Alaska, con semi non commestibili), che ora a ogni estate riempiono l’isola di fiori blu e viola. I lupini rilasciano azoto nel terreno, rendono il suolo più stabile, permettono il ritorno di lombrichi e (pian piano) betulle, e prevengono le tempeste di sabbia e cenere vulcanica. Non mancano però i problemi: i lupini tolgono spazio ad altre specie come i mirtilli, e perfino alle aree di nidificazione degli uccelli. Dal 2011 è stata dichiarata specie invasiva.
Gli scienziati non sono proprio un coro unisono in questo contesto, e la valutazione dell’impatto della pianta è ambivalente anche tra di loro, e dipende in larga misura da convinzioni personali di tipo politico. Il fatto che non ci sia una voce scientifica dominante pro o contro lupini è forse la dimostrazione migliore del fatto che questa pianta non è così dannosa come alcuni attivisti dicono.
Cosa bisogna fare, quindi? Preservare un ecosistema che è esso stesso il risultato di un disastro ecologico portato dall’uomo? Creare un nuovo ambiente, radicalmente diverso da entrambi quelli precedenti? Secondo l’autore del blog:
Sono consapevole che la diffusione della specie vada monitorata e controllata per individuare eventuali criticità – e ciò viene già fatto regolarmente – del resto non esistono il bene e il male assoluto: anche il diffondersi dei lupini e del verde in Islanda è un fenomeno con delle ombre (pare che non sia visitato significativamente dagli insetti impollinatori, e ruba “spazio” ad altre specie locali, anche se queste non hanno gli stessi benefici per il terreno che offre il lupino), e proprio per questo, forse, la posizione estrema in ambo i sensi è sbagliata: lupini sì ad ogni costo/lupini no ad ogni costo. Meglio: lupini sì, ma a determinate condizioni, e sotto un attento controllo per evitare di creare altri problemi nel cercare di risolverne uno.
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