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La Regione Piemonte contro la pillola abortiva: “Stop nei consultori, ricovero obbligatorio”

La Regione Piemonte contro la pillola abortiva: “Stop nei consultori, ricovero obbligatorio”

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La Regione Piemonte vuole deliberare contro la circolare emanata ad agosto dal Ministero della Salute nella quale vengono aggiornate dopo dieci anni, e dopo essere passate al vaglio del Css, le linee guida in materia di interruzione di gravidanza con metodo farmacologico.

“La Regione […] vuole ribaltare la posizione assunta dal ministero della Salute ai primi di agosto sulla pillola abortiva Ru486: abolizione dell’obbligo di ricovero dall’assunzione fino alla fine del percorso assistenziale (si svolgerà in day hospital) e possibilità di assumere il farmaco fino alla nona settimana. […] Nello specifico: divieto di somministrazione di mifepristone e prostaglandine direttamente nei consultori piemontesi, limitando l’attuazione dell’interruzione di gravidanza, anche farmacologica, alle strutture in ambito ospedaliero.”

Nel mentre la Regione vuole implementare le collaborazioni all’interno dei consultori piemontesi con associazioni di volontariato prolife, decisione in realtà già presa dal presidente Cota con un protocollo del 2010 nelle cui raccomandazioni si legge:

“L’attivazione di convenzioni tra le ASL, gli enti locali (Comuni/Enti gestori delle funzioni socio assistenziali, centri per la famiglia) e le realtà del  volontariato/Privato sociale con l’obiettivo condiviso, previsto dalla legge 194/78, di potenziare le azioni atte ad assistere le donne in gravidanza per rimuovere le cause che portano al ricorso all’aborto volontario […] al fine di dare così più concreta attuazione al diritto alla procreazione cosciente e responsabile, al riconoscimento del valore sociale della maternità e alla tutela della vita umana dal suo inizio.”  [nota di SerMooona: durante il primo colloquio, se necessario (non è specificato altro) deve essere presente il mediatore culturale e/o l’operatore del volontariato e del privato sociale coinvolti nel percorso]

Con la sentenza del 16 luglio 2011 il Tar del Piemonte bocciava la delibera affermando che non fosse possibile l’accesso ai consultori alle sole associazioni che hanno il “requisito della difesa della vita fin dal concepimento nel proprio Statuto”. In un balletto surreale quattro giorni dopo la sentenza del Tar vine emessa una nuova delibera in cui viene modificato il requisito in “presenza nello statuto della finalità di tutela della vita fin dal concepimento e/o di attività specifiche che riguardino il sostegno alla maternità e alla tutela del neonato: in assenza del presente requisito soggettivo, è sufficiente il possesso di un’esperienza almeno biennale nell’ambito del sostegno alle donne ed alla famiglia”. Tale delibera verrà nuovamente impugnata ma il Tar riterrà illegittimo il ricorso.

Maurizio Marrone, esponente di Fratelli d’Italia: «Se la sinistra vuole aggirare la diffusa obiezione di coscienza trasformando i consultori in abortifici deve cambiare la norma nazionale, sempre che abbia i numeri in Parlamento, invece di passare da blitz ferragostani – attacca –. La banalizzazione dell’aborto non è una conquista per la donna perché ne compromette la scelta consapevole e soprattutto ne minaccia la salute».

 

 


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