un sito di notizie, fatto dai commentatori

La storia del Qipao

0 commenti

Il qipao, noto anche come cheongsam, è un abito che rappresenta una vera icona di eleganza cinese; Benedetta Curti per Harper’s Bazaar ripercorre la storia di questo vestito tradizionale femminile.

Aderente al corpo e caratterizzato da un unico pezzo, il qipao ha maniche di diverse lunghezze, un colletto alto e una fila di bottoni diagonale.

Emblema indiscusso dell’eleganza e della cultura cinese, il qipao – o cheongsam – è un abito tipicamente femminile caratterizzato da un unico pezzo, aderente, potenzialmente in diverse lunghezze e maniche, contraddistinto in specie dal colletto alto e dalla diagonale di alamari e bottoni che scende dalla base del collo fino al petto. Ha fatto capolino nella storia del costume imponendosi come capo d’abbigliamento delle donne di città, protagoniste delle passerelle metropolitane di Shanghai all’alba degli anni Venti, diventando presto un classico iconico e trasversale reinterpretato dai designer di tutto il mondo e seduttore del grande schermo, dalla Cina a Hollywood.

La leggenda narra che nel XVII secolo, nei pressi del lago Jingbo, viveva una giovane pescatrice che si cucì un abito adatto alla pesca: realizzò una tunica chiusa da una fila di bottoni, con profondi spacchi laterali sulla gonna. Si narra che l’’imperatore dell’epoca sognò di sposare una pescatrice vestita con un abito di sua manifattura e incaricò i suoi uomini di cercarla. La trovò e lei andò a vivere a corte, continuando a indossare il suo qipao che divenne presto di moda in tutta la Cina.

Negli anni che seguirono l’impero, il qipao fu rivisitato e, pur rimanendo inizialmente ancora lungo, assunse man mano profili più vicini al corpo. Fu poi abbellito con ricami di fiori e iconografie risalenti all’antica cultura cinese e proprio a Shanghai, allora capitale della moda d’Oriente, fu denominato weskit. Negli anni Quaranta venne nuovamente rimodellato sulle forme femminili accorciandosi, e mettendo in evidenza seno e fianchi. Scomparse poi agli inizi degli anni Cinquanta dopo che il Partito Comunista – che lo considerava decadente e borghese – prese il potere nel 1949 e introdusse la celeberrima uniforme Maoista. Ritornò in voga agli inizi degli anni Ottanta e ad oggi può essere acquistato a partire da 100 yuan (circa 14 euro) fino agli oltre 30 mila.

Anche The culture trip segue le evoluzioni di quest’abito nel corso del ventesimo secolo. La storia del qipao inizia con la caduta della dinastia Qing e la fondazione della Repubblica di Cina nel 1912. Negli anni ’10 e ’20, gli intellettuali cinesi anelavano a una società democratica ed egualitaria. Il foot-binding, la dolorosa pratica di legare i piedi delle giovani ragazze per impedirne la crescita, fu vietato. Con l’ammissione delle donne al sistema educativo a partire dagli anni ’20, vennero abbandonate le tradizionali e ornate vesti del passato e fu adottata una forma precoce del qipao, derivata dall’abito maschile androgino.

Il qipao dei primi anni ’20 aveva una vestibilità più comoda rispetto a quello attuale, con maniche lunghe e ampie e divenne rapidamente l’abito preferito dalle donne che abitavano le città metropolitane come Pechino, Shanghai, Hong Kong e Taipei. Nel corso degli anni, le sete tradizionali furono sostituite da tessuti contemporanei più economici. In termini di design, i tradizionali fiori ricamati rimasero diffusi, ma guadagnarono popolarità anche i motivi geometrici e art déco. Negli anni ’30 e ’40, il qipao continuò a evolversi, accentuando la femminilità diventando più aderente, con alcune audaci creazioni che presentavano spaccature laterali che arrivavano fino alla coscia. Era consuetudine abbinare l’abito ai tacchi alti.

Women experimented with different fastenings, pipings, and collars, as well as short-capped sleeves, long sleeves with fur-lined cuffs, and sleeveless cheongsams. However, shortly after the rise of the Communist government, the cheongsam, which was considered bourgeois, disappeared from everyday life in mainland China. In Shanghai, the birthplace of the cheongsam, the streets were patrolled to ensure that nobody wore fashionable clothing. The egalitarian ideology espoused by the Communists led women to adopt a tunic consisting of a jacket and trousers similar to the men’s.

L’abito scomparve con l’avvento del comunismo, tuttavia la popolarità del qipao continuò a Hong Kong e film come The World of Suzie Wong (1961), così come la crescita dei concorsi di bellezza, consolidarono l’associazione dell’indumento con Hong Kong nella coscienza internazionale.

Narra Discover Hong Kong che la popolarità del qipao tra le classi superiori di Shanghai  negli anni ’60 a Hong Kong fu dovuta anche al celebre film di Wong Kar-wai, “In the Mood for Love”, in cui l’attrice Maggie Cheung indossava oltre 20 diversi qipao. Tutti i suoi abiti furono realizzati da un talentuoso team di sarti, tra cui il Maestro Yan Ka-man, che collaborò anche con marchi di alta moda come Shanghai Tang e il dipartimento di costumi della principale emittente televisiva di Hong Kong (TVB).

Nato in un piccolo villaggio nello Zhejiang, il maestro Yan affrontò una difficile infanzia. Nel 1951 però si trasferì in città e trovò Hong Kong piena di attività e opportunità. Iniziò l’apprendistato presso suo zio, guadagnando uno stipendio modesto, ma sufficiente. All’epoca non c’erano fabbriche che producevano abbigliamento in serie, quindi le persone dovevano confezionare i vestiti da sé. I più abbienti facevano realizzare qipao su misura, mentre la gente comune si accontentava di camicie e pantaloni semplici. In quel periodo, c’erano molti negozi di sarti lungo Jordan Road, vicino ai negozi di tessuti su Nathan Road e al Jordan Road Ferry Pier, ora demolito. Oggi, purtroppo, rimangono pochi maestri sarti e negozi di qipao.

By the end of the ’60s, the popularity of the cheongsam declined, giving way to Western-style dresses, blouses, and suits. These mass-produced Western clothes were cheaper than handmade cheongsams, and by the early 1970s, it no longer constituted everyday wear for most Hong Kong women. However, it remains a significant garment in the history of Chinese women’s fashion.


Commenta qui sotto e segui le linee guida del sito.