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IGIENE a VERSAILLES: da la “Toilette sèche” al “Cabinet de la Chaise”

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Il canale Youtube Vanilla Magazine presenta un video per raccontare quanto l’igiene nella reggia di Versailles, durante i regni dei sovrani Luigi XIV, Luigi XV e Luigi XVI fosse, quantomeno discutibile

Qui il link all’articolo per chi non avesse voglia di sorbirsi i circa 20 minuti di video.

Re Luigi XIV, il Re Sole, non sopportando più di vivere al Louvre, nel centro di Parigi, decise di farsi costruire una reggia presso Versailles, sede della tenuta di caccia di suo padre, re Luigi XIII.

Le dimensioni del palazzo di Versailles, quindi, diventarono enormi, in modo da poter ospitare non solo la corte del Re, ma l’intera nobiltà parigina, che nei periodi di massima espansione arrivò a superare le 5000 unità, senza contare la servitù.

Il problema fu che, tra progetti per fontane, giochi d’acqua, laghetti e canali artificiali, i progettisti della sontuosa reggia sembra “dimenticarono” di inserire le salle de bains necessarie a soddisfare le esigenze di tutte quelle persone.

E questo nonostante lo stesso Re Sole venisse descritto dai contemporanei come persona molto pulita: durante la sua intera vita, infatti, fece più di un bagno nella vasca…

Questo rifiuto del contatto con l’acqua può essere parzialmente spiegato con le teorie mediche dell’epoca: la scienza medica, infatti, insegnava che l’acqua, a causa del suo scorrere, fosse responsabile di varie sventure, tra le quali diffondere la peste e causare la perdita della linfa vitale, e anche che potesse provocare l’aborto (ma questo solo l’acqua calda).

La situazione più disgustosa, tuttavia, era provocata dal fatto che, essendo praticamente l’intera reggia priva di bagni, i cortigiani  potevano espletare i loro bisogni fisiologici in vasi da notte quando si trovavano nei loro appartamenti privati, ma durante la giornata utilizzavano senza problemi i mures à pisser (praticamente dei vespasiani), i sottoscala delle scale di servizio, le tappezzerie o i giardini. Per le cortigiane l’atto di liberarsi dei propri bisogni fisiologici era complicato dal grande volume delle sottogonne e gonne che indossavano, ed il fatto di non indossare biancheria intima, come la intendiamo oggi, rendeva la cosa solo un po’ meno scomoda. Esse risolvevano il problema accovacciandosi o sedendosi su dei vasi appositi, chiamati bourdaloue, sparsi in giro per le sale e prontamente vuotati dal numeroso personale di servizio adibito all’uopo.


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