un sito di notizie, fatto dai commentatori

Renato Pampanini, un botanico illustre

0 commenti

L’archivio storico dell’Università degli Studi di Cagliari dedica una scheda biografica a Renato Pampanini, un illustre botanico italiano, primo nel nostro paese ad avere imboccato la strada della conservazione della natura, che concluse la sua carriera accademica a Cagliari, dove si occupò anche di riorganizzare l’Orto botanico di cui fu direttore sino al 1943.

L’attività di ricerca del professor Pampanini ha riguardato la flora del Cadore, sua regione natìa, a cui ha dedicato una ponderosa monografia, pubblicata postuma. Tra il 1913 ed il 1934 partecipò a numerose esplorazioni botaniche in Cirenaica e in altre zone dell’Africa settentrionale, a Rodi e nelle isole del Dodecaneso.

Uomo e natura ripercorre la vita di questo scienziato:

Renato Pampanini (Valdobbiadene 1875 – Torino 1949) è nato a Valdobbiadene, ma la sua famiglia era originaria di Chiapuzza, una frazione di S. Vito di Cadore, dunque era un cadorino. Essendo andata distrutta la casa avita a causa di un furioso incendio, la famiglia si trasferì a Cozzuolo di Vittorio Veneto. Pampanini mantenne sempre un grande attaccamento a questa dimora, come osserva Negri (1958), dove sua madre, donna di elevati sentimenti, assai intelligente e dotata di uno spirito critico notevole, di buone disposizioni per la pittura e di un gusto innato per la lettura, gli diede una seria educazione e l’amore della libera vita della campagna, coltivandone la naturale tendenza per la lettura e la passione per le scienze naturali. Su consiglio di Pier Andrea Saccardo, il famosissimo micologo patavino e professore di Botanica all’Orto Botanico di Padova, che era un amico di famiglia, Renato Pampanini fu inviato in Svizzera dove studiò all’Università di Losanna e si laureò con una tesi di geografia botanica delle Alpi, nella quale vengono presentate – per la prima volta in Italia – le cartine corologiche delle specie endemiche e di altre specie alpine. Rientrato in Italia e presentato dal Saccardo al Prof. Baccarini, nel 1903 entrava come assistente all’Istituto di Botanica di Firenze. Nel 1933 vinse la cattedra di Botanica all’Università di Cagliari.

Botanico sistematico e florista, Pampanini diede notevoli contributi alla classificazione delle piante:

Allo studio della flora del Cadore ha dedicato cinquant’anni della sua vita, dal 1897 al 1948, ma la sua “Flora dei Cadore”, un volume di 897 pagine, è stata pubblicata soltanto nel 1958 a cura di Giovanni Negri e Pietro Zangheri. Molti sono stati i suoi contributi di Sistematica, fra cui quelli sul genere Artemisia, e la descrizione di nuove specie anche dell’Africa del Nord. Da ricordare le monografie sulla flora della Cirenaica e della Tripolitania (ove ha compiuto diverse spedizioni botaniche), della Somalia e del Caracorum.

Pampanini è considerato un precursore delle politiche di conservazione, temi che aveva a cuore già nei primi anni del novecento:

Nel 1911 egli ha presentato le proposte alla riunione generale di Roma del 12 ottobre 1911 della Società Botanica Italiana, Per la protezione della flora italiana, testo pubblicato sul Bollettino societario nel 1911 e come volumetto a parte nel 1912. II volumetto reca la presentazione dell’Avv. Giovanni Rosadi, deputato al parlamento e impegnato per una legge sulla difesa del paesaggio. Ma, dietro sollecitazione di Pampanini e della Società Botanica Italiana, l’On. Rosadi nella Presentazione si impegna anche di occuparsi della flora. L’On. Rosadi va considerato un precursore dell’ambientalismo in Italia: quando era deputato e poi Sottosegretario alle Belle Arti ha contribuito all’approvazione di molte leggi, tra cui quelle per i parchi e per il paesaggio.

Renato Pampanini indaga le cause della distruzione della flora spontanea e ne indentifica due in particolare. La prima causa era la raccolta di fiori recisi a scopo ornamentale e di intere piante vive per trasferirle nei giardini e negli orti (come  accadeva per la stella alpina – Leontopodium alpinum – che veniva prelevata in modo massiccio nelle Prealpi Lombarde per commerciarla in Austria e in Germania). La seconda causa secondo Pampanini era la raccolta a scopo industriale per la fabbricazione di liquori e di medicinali.

Nel 1912 Renato Pampanini allarga ancor di più il suo interesse alla conservazione, introducendo il concetto dei monumenti naturali con il suo fascicolo intitolato Per la protezione dei monumenti naturali in Italia.

Con l’elevarsi della civiltà – egli scrive – si sviluppò il concetto che noi non siamo i proprietari dei monumenti lasciatici dalle generazioni che ci hanno preceduto, ma solo i depositari per le generazioni future; e mentre dapprima riguardò soltanto il patrimonio artistico e storico, si è poi esteso a quello estetico e scientifico, anche alla conservazione, cioè, dei paesaggi, della flora, della fauna e della fisionomia geologica e geografica di territori particolarmente importanti. Per questa enunciazione, egli si rifà al belga Jean Massart, quando afferma: … noi non dobbiamo, noi non possiamo permettere che gli ultimi angoli di natura che ancora ci restano spariscano davanti all’artificiale. L’aumento crescente della nostra popolazione renderà la concorrenza vitale sempre più aspra, e noi non porteremo rispetto alle generazioni future una responsabilità troppo pesante se noi non lasciassimo loro la possibilità di constatare de visu, anche soltanto un piccolo numero di punti quello che era lo stato fisico del nostro paese prima del suo completo snaturamento (Massart, 1912).

Anche l’Archivio Digitale Cadorino racconta la vita di questo botanico accennando alla sua esperienza durante la Grande Guerra:

Quando nel 1915 scoppiò la guerra la famiglia viveva serenamente a Firenze. La signora Elena, che gli aveva appena dato una figlia, insisteva perché rimanesse a casa, come avrebbe potuto facendo valere l’età, 40 anni, l’essere figlio unico e gli incarichi scientifici. Invece il ricordo dello zio Antonio che, mezzo secolo prima, s’era battuto contro gli austriaci, lo convinse ad arruolarsi. Seguì i corsi di allievo ufficiale, fu nominato sottotenente e partecipò a tutto il conflitto, spesso in prima linea, raggiungendo al momento del congedo il grado di capitano. Alla fine del 1918 venne mandato in missione militare nelle Isole Egee che la vittoria aveva, provvisoriamente, assegnato all’Italia. Non gli parve vero cogliere l’occasione per esplorare sistematicamente l’isola di Rodi, dandone un approfondito ed esauriente resoconto sulla rivista L’Universo.

Infine l’Università di Firenze dedica un articolo a Pampanini: Renato Pampanini, il precursore del moderno conservatore (PDF)


Commenta qui sotto e segui le linee guida del sito.