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Perché a Elon Musk serve che Dungeons & Dragons continui ad essere razzista

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The Atlantic pubblica un articolo che tenta di spiegare il particolare interesse mostrato da Elon Musk nei confronti del più antico dei giochi di ruolo, Dungeons & Dragons, fino a minacciare di comprare l’editore per imporre che il gioco mantenga le sue caratteristiche storiche che invece l’azienda aveva modificato.

Secondo questa ricostruzione, il gioco è stato creato negli anni ’70 da autori statunitensi, immersi in una cultura che giustificava l’esistenza delle razze umane, e pesantemente influenzati dalle storie di JRR Tolkien, che divideva i suoi personaggi in categorie (“razze”, nel linguaggio del tempo) caratterizzate da dotazioni fisiche e psicologiche specifiche e non modificabili. La fascinazione per storie di questo tipo ha portato poi anche persone di oggi a dare nomi tolkieniani ai prodotti della loro attività:

Today, we can see their influence on right-wing populists in business and politics all over the world.The billionaire Peter Thiel named his software company, Palantir, after the crystal ball in The Lord of the Rings, while his AI company, Anduril, is named for the sword of the human hero Aragorn. Joe Lonsdale, an investor in Anduril and Palantir, founded a crypto-focused bank called Erebor, after the dwarfs’ mountain fortress. Vice President J. D. Vance named his venture-capital firm Narya, after Gandalf’s magic ring.

L’autore dell’articolo continua poi a spiegare come i primi testi delle regole del gioco Dungeons & Dragons specificavano che per “razze” non si dovessero intendere le classificazioni etniche come quelle usate in USA, ma caratterizzazioni che definivano i limiti entro i quali ciascuna razza poteva agire sulla scena.

Il gioco veniva considerato all’inizio riservato a tipi eccentrici (“geek”), e praticato in prevalenza da giovani maschi bianchi, ma dopo qualche comparsa in episodi di serie televisive aveva acquisito una maggiore notorietà, e veniva giocato anche da persone senza le caratteristiche etniche e caratteriali delle precedenti. Arrivati al 2020 l’editore decise di eliminare la parola “razza” dal gioco e di sostituirla con la parola ”specie”, di attribuire alle varie figure alcune caratteristiche che prima erano riservate solo ad alcune, e di semplificare le regole.

Ma questi cambiamenti provocarono la rivolta dei giocatori di prima data, che trovavano il gioco ormai troppo semplice, e di quelli che lo accusavano di essere ”woke”. La risposta dei responsabili del gioco naturalmente è stata che ognuno poteva continuare a giocarlo come voleva, senza per questo impedire ad altri di giocarlo con le regole nuove.

Ma i movimenti sociali che avevano spinto gli editori ad ammodernare il gioco erano in azione anche in ambiti analoghi, e con le analoghe risposte: dalla storia del Gamergate alla rivolta dei conservatori USA contro una nuova versione del Signore degli Anelli, fino a Elon Musk, sostenitore di quel determinismo biologico che gli editori del gioco avevano voluto eliminare dalle regole.

The science backing up the idea that race can make someone a good or bad scientist or airline pilot is as solid as the logic behind “orcs can’t be wizards” or “a hobbit can never become a great fighter.” This vision of racial rigidity, in which people can be sorted into categories that quantify their potential, has nothing to do with genetics; it is a political creation, a descendant of the same racist pseudoscience that was prominent in Tolkien’s time.

Articoli che trattano lo stesso argomento sono stati pubblicati online anche da Domani e da Wired.


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