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Mascolinità tossica o troppa mascolinità?

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Negli scorsi anni è diventato di moda parlare di mascolinità tossica, un termine che però è diventato presto molto controverso per la sua vaghezza: posto che è sbagliato essere violenti, cos’è la mascolinità non tossica? Spesso si arriva a formulazioni vaghe, che sono sostanzialmente uguali a un generico e gender-neutral “brava persona”, e che non sono davvero un modello relazionale.

Un articolo di GQ prova a ribaltare la situazione: l’espressione “mascolinità tossica” è diventata un contenitore così ampio e usato in modo così automatico da aver perso la capacità di farci capire davvero cosa non funziona nei modelli maschili dominanti.

I comportamenti maschili dannosi esistono, sia chiaro, così come esistono i problemi culturali che ne sono la causa, ma il problema, per l’autrice, è il linguaggio con cui se ne parla. Il termine “mascolinità tossica” è diventata un’etichetta che molti uomini percepiscono come un attacco diretto alla loro identità, non a specifici comportamenti. Questo genera comportamenti difensivi, chiusura, rifiuto del dialogo. Invece di aprire uno spazio di confronto, la parola crea schieramenti: chi la usa per denunciare un problema e chi la vive come un giudizio generalizzato su tutti gli uomini. Il risultato è che la conversazione si irrigidisce e si perde di vista l’obiettivo: capire come certi modelli culturali plasmano il modo in cui gli uomini vivono emozioni, relazioni, potere.

Most reasonable people agreed that it was bad to be boorish, arrogant, overly confrontational, and aggressive. Most people agreed it was bad to objectify or disrespect women. But if those things were toxic, what would a non-toxic masculinity look like?

L’autrice insiste su un punto: la mascolinità in sé non è negativa. Lo diventano alcune sue declinazioni, quelle che scoraggiano la vulnerabilità, che premiano l’aggressività, che equiparano il valore personale al dominio sugli altri. Parlare di “tossicità” come se fosse un tratto intrinseco del maschile rischia di oscurare questa distinzione. E soprattutto impedisce di vedere che molti uomini soffrono proprio a causa di quei modelli rigidi, che li limitano emotivamente e relazionalmente. Nell’articolo si suggerisce, quindi, di spostare l’attenzione dal termine “mascolinità tossica” ai comportamenti che ne sono il segnale: la difficoltà a chiedere aiuto, la paura di mostrarsi fragili, la tendenza a reagire con rabbia, la pressione a essere sempre performanti. Questo tipo di linguaggio, più specifico e meno accusatorio, permette di coinvolgere gli uomini invece di allontanarli. E soprattutto apre la strada a modelli alternativi: modi di essere uomini che includano empatia, cura, complessità emotiva.

We should have acknowledged that aggression and dominance were masculine traits, and traits that women liked … in the right context, in the right amounts. Instead of doing away with it all, we should have acknowledged these traits can exist in harmony with a healthy dose of … femininity.

Essere decisi, assertivi e dominanti è maschile, è sessualmente attraente, non è sbagliato; però dev’essere bilanciato da altri tratti, e un uomo dovrebbe avere anche un “lato femminile”, come era il modello sexy maschile negli anni ’90.

You can be strong while still getting a little misty-eyed when the dog dies at the end of the movie. You can be aggressive without channeling it into crime or violence—what about football, or for that matter, arguing about zoning laws on Twitter? There are many ways to be a man without abandoning masculinity entirely. But to do that, we have to admit that masculinity is a real thing, and that many straight women like it.

 


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