BBC Future pubblica un articolo, a firma di Julia Bensfield Luce, dal titolo Why your early 2000s photos are probably lost forever che esplora come una generazione di fotografie digitali dei primi anni 2000 sia andata perduta a causa di supporti fragili, dispositivi obsoleti e servizi online che sono scomparsi.
For my 40th birthday, I asked my friends and family members for one gift: pictures of me in my early 20s. My own photo collection from that era – roughly 2005-2010 – is devastatingly scarce.
Nei primi anni 2000 il mondo è passato rapidamente dalla fotografia analogica a quella digitale, ma senza avere ancora sistemi affidabili per archiviare i file. Le fotocamere digitali erano ovunque, si scattavano migliaia di foto, ma la conservazione era fragile: hard disk vulnerabili, dispositivi facilmente smarribili, formati e servizi online destinati a scomparire.
Il periodo 2005–2010, che sembrava un’epoca di abbondanza fotografica, è stato in realtà un momento di grande vulnerabilità. Le persone non avevano consapevolezza dei rischi e non esistevano ancora backup automatici o cloud accessibili. Le foto finivano disperse tra laptop, schede di memoria, CD, videocamere Flip, hard disk esterni e servizi web poi chiusi.
La rivoluzione digitale ha accelerato tutto: nel 2005 le vendite di fotocamere digitali esplodono, nel 2007 arriva l’iPhone e in pochi anni gli smartphone soppiantano le fotocamere compatte. Nel frattempo, però, nessuno si preoccupa di mettere al sicuro le immagini già scattate.
Starting around 2005, however, every single one of those guardrails came flying off faster than you can say ‘cheese’. Soon, consumers were collectively churning out millions of digital photos a year. But what felt like a time of photo abundance was actually a moment of extreme vulnerability. People didn’t know it at the time… and there was no ‘figuring out the rest later’
Il problema di fondo è che negli anni 2000 si dava per scontato che tutto ciò che era online fosse gratuito e permanente, ma i costi di archiviazione erano altissimi e i modelli di business non sostenibili. Milioni di foto caricate tra il 2005 e il 2010 – e mai stampate o salvate altrove – sono oggi compromesse o perdute. Fu in quegli anni che esplode la condivisione gratuita online: MySpace, Facebook, Kodak EasyShare, Shutterfly e molti altri diventano archivi di fatto per milioni di utenti. Ma questi servizi non erano progettati per conservare foto per decenni. MySpace, per esempio, nel 2019 perde 12 anni di dati in un crash, cancellando milioni di immagini. Altri servizi falliscono, vengono acquisiti o cambiano regole: l’autrice scopre che alcune sue foto sono ancora su Shutterfly, ma non può scaricarle senza effettuare acquisti periodici. Le sue memorie sembrano “tenute in ostaggio”.
In quegli anni molti hanno perso interi archivi, decine, centinaia, a volte migliaia di foto relative ad anni di vita. L’articolo cita il caso di Cathi Nelson, che nel 2009 ha visto sparire anni di ricordi dopo il furto del suo computer e dell’hard disk di backup. Proprio da quell’esperienza è nata la sua organizzazione, The Photo Managers, dedicata ad aiutare le persone a salvare e organizzare le proprie foto digitali. Chi ci lavora parla di un vero “buco nero digitale” che va dai primi anni 2000 al 2013. Da questo spazio recuperano foto da qualunque fonte: vecchi telefoni, CD e siti come Snapfish o Shutterfly, spesso restituendo immagini che i clienti credevano perdute per sempre.
Gli esperti ricordano che i file digitali non sono oggetti fisici: sono solo dati, e i dati possono sparire con un clic. Le piattaforme possono fallire, cambiare politica o cancellare contenuti. A The Photo Managers raccomandano quella che chiamano “la regola 3-2-1”:
- 3 copie di ogni foto
- 2 supporti diversi (cloud + hard disk)
- 1 copia in un luogo fisico separato
I learned that message the hard way. Today, I save all photos sent via text or email to my device, which is backed up automatically to Google Photos. Once a month, I back up Google Photos to my external hard drive.
Per il suo compleanno l’autrice ha recuperato alcune foto di momenti importanti del suo passato, fra cui anche un video di un suo amico che le dice di “avere una cotta per un tipo”, lo stesso “random guy” che avrebbe sposato 15 anni dopo. Da tutto questo Bensfield Luce dice di aver tratto una lezione: non possiamo affidarci alle piattaforme online per custodire i nostri ricordi. La responsabilità è nostra, e solo noi possiamo proteggerli davvero.


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