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Cappella Sansevero spiegata da Jago

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Un video di Fanpage ci racconta come Jago, giovane scultore autodidatta, esamina le opere che Giuseppe Sanmartino ha realizzato per la Cappella Sansevero a Napoli; in particolare lo scultore si sofferma sul Cristo velato, esaminando il lavoro di Sanmartino con l’occhio dello scultore.

Jago è un giovane scultore autodidatta che sta tentando la folle impresa di confrontarsi con il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino.
L’artista ciociaro ci consente di entrare nella parte più intima dell’opera. Quella pietra, quel monumento, quella magnificenza che percepiamo guardando le sculture, provengono dalle mani di un uomo, le stesse mani che abbiamo tutti noi.

Jago racconta come, osservando da vicino le opere della cappella, si percepisca un paradosso affascinante: ciò che appare sovrumano, quasi miracoloso, è in realtà frutto delle mani di un uomo. Mani come quelle di chiunque, capaci però – attraverso studio, dedizione e visione – di trasformare un blocco di marmo in un corpo vivo, in un velo trasparente, in un’emozione scolpita.

questo è un luogo che per ogni scultore è semplicemente magico e pieno di opere incredibili ho chiaramente quelle più importanti per le più famose quelle più conosciute sono il cristo velato la pudicizia e quell’opera che è incredibile, forse la più difficile dal punto di vista della realizzazione, che è il disinganno

Il video alterna le riflessioni dello scultore alle immagini suggestive della cappella, mettendone in risalto la bellezza misteriosa e irripetibile. Jago parla del rapporto intimo tra artista e materia, del coraggio necessario per affrontare un modello così alto e della responsabilità di dialogare con i maestri del passato.

In questo percorso racconta anche il suo lavoro più recente, “Il Figlio Velato”, realizzato a New York e donato alla città di Napoli come omaggio alle vittime innocenti della violenza contemporanea. L’opera, collocata nella chiesa di San Severo fuori le Mura, diventa un ponte ideale tra la tradizione scultorea napoletana e la sensibilità artistica del presente.


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